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Gragnoli: «Le volgarità? Dipende a chi si dicono e in quale ambito»

Gragnoli: «Le volgarità? Dipende a chi si dicono e in quale ambito»

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«Le conversazioni via internet in ambito di lavoro sono un tema complesso e oggi molto dibattuto. Per quanto riguarda le conversazioni chiuse (chat) la Cassazione è stata chiara nella sua ordinanza del 2018: quelle comunicazioni tra lavoratori vanno considerate nell’ambito di un gruppo ristretto di persone. Quindi, sono comunicazioni paragonabili alla corrispondenza». Così l’avvocato Enrico Gragnoli, giuslavorista modenese e professore di Diritto del Lavoro a Unimore.

Impossibile invece dare un giudizio definitivo sul ricorso al linguaggio volgare o scurrile in ambito di lavoro. Spiega il professor Gragnoli: «Su questa questione nell’ambito nel diritto esiste una letteratura sterminata. Il linguaggio volgare, per sua natura, è pieno di sfaccettature che vanno considerate. Per questo bisogna valutare di volta in volta il contesto in cui certe parole vengono dette. Un altro criterio è stabilire a chi si dice la parolaccia. È rivolta al datore di lavoro? È detta in luogo pubblico o in ambito ristretto? Infine, va valutato il comportamento di chi la dice. Ci sono migliaia di sentenze sul linguaggio volgare. Insomma, va sempre considerare il novero del destinatario».

Tenendo ferme queste parole del docente di diritto del lavoro, bisogna poi valutare anche il mezzo usato. Non c’è una linea uguale per chat e social. Restando a Facebook, ad esempio, esiste un’ampia discussione riguardante quanto è privata la comunicazione, anche in base alla modalità scelta dall’utente. Il caso più importante accaduto a livello locale risale a un anno fa: un agente della polizia municipale delle Terre d’Argine pubblicò un post nel suo profilo (nel quale era fotografato in divisa) con insinuazioni e offese al Comune di Carpi. Per queste critiche è stato sanzionato con la sospensione dal lavoro. Una sanzione condivisa dal giudice che nella sentenza ha scritto: «Non si può denigrare il datore di lavoro». Neppure sui social. —

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