Giulia, la malattia e la rivincita con Admo
La 24enne mirandolese è diventata testimonial per la donazione di midollo osseo: «Ho sofferto, ma ora posso sorridere»
Giulia ha 24 anni e un po’ per caso è diventata la testimonial dell’Associazione Donatori Midollo Osseo. Perché ora Giulia può raccontare la travagliata battaglia dalla quale è uscita vincitrice dopo un lungo periodo di sofferenza dove tanti sono stati i momenti di down e altrettanti quelli in cui ha prevalso il sorriso, la voglia di lottare e di sconfiggere il linfoma di Hodgkin.
«Stavo facendo i test per entrare all’università - racconta - non era un bel periodo perché mi avevano diagnosticato la dislessia, venivo da un percorso scolastico travagliato e spesso svenivo in classe. L’avevo presa davvero male. Ero anche vittima di bullismo social e soffrivo tanto».
Giulia, entra in ospedale per gli accertamenti diagnostici e la risposta è drammatica: c’è un linfoma di grosse dimensioni che non le dà tregua. Inizia la lunga trafila, la biopsia durata sei ore con tre giorni di rianimazione, il primo ciclo di chemioterapia a Carpi e il secondo, pesantissimo a Modena.
«Avevo perso i capelli, mi restava qualche ciuffo e una mattina mi sono svegliata e l’ho tagliato. Non ho mai avuto una parrucca perché non volevo nascondermi. Figurarsi, finivo la seduta di chemio, magari vomitavo per la sofferenza ma poi uscivo con le mie amiche a svagarmi. E poi che dire? Dalla scuola, frequentavo il liceo scientifico “Morandi” di Finale”, ho avuto tanto sostegno, i prof venivano a casa a farmi lezione e io tornavo in classe soltanto per poche ore e per fare le verifiche. Per fortuna ho avuto una famiglia straordinaria: mio papà Vanni Baraldi ha fatto a lungo l’infermiere, sa cosa significa vivere negli ospedali. Mia mamma Anna Maria mi è sempre stata vicina, mi incoraggiava e mi sosteneva senza scordare nonno Giacomino che prima di morire aveva superato tre tumori: siamo nati nello stesso giorno e c’era un legame speciale che ci teneva uniti».
Ebbene, Giulia ha bisogno di un trapianto di midollo per rinascere e tornare a vivere anche se l’ultima Tac, dopo un ciclo di farmaco sperimentale, appare negativa. Un donatore compatibile lo si trova in Germania. È il 24 novembre 2017 e la ragazza di Mirandola entra in ospedale. «La cosa più bella che mi è capitata è successa quando ho visto arrivare l’infermiere con la sacca del midollo. Quel giorno non riuscivo a dormire tant’ero agitata. Fino all’ultimo ho sperato che arrivasse ed è arrivata: me lo ricorderò a vita».
Inizia la lunga riabilitazione dentro ad una camera sterile del Policlinico. L’energia di Giulia è contagiosa, la connessione internet funziona male così come la televisione e allora lei si rimette a studiare. Vuole diventare un’educatrice nei servizi per l’infanzia e si prepara per i corsi all’università di Bologna. «Studiavo e facevo gli esami via Skype», racconta con il sorriso di chi ha vinto la propria sfida.
Ora vive ogni giorno al massimo, ha ben chiaro ciò che vuole fare da grande ma ha scelto di dedicare il suo tempo alla sensibilizzazione. «Ricordo che c’era una serata di Admo a Cividale, organizzata dal nostro parroco don Alex. In sala c’era praticamente soltanto la mia famiglia e così sono stati avvicinata dalla presidentessa Rita Malavolta che mi ha invitato ad una festa al Sant’Orsola. È stato tutto per caso, mi hanno poi chiesto se volevo girare un video con la mia testimonianza e perché no? Voglio raccontare quanto è importante diventare donatori: si possono salvare vite». —
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