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In via La Marmora 

Il Siulp è sicuro: «A Modena non riaprirà più l’ex Cie»

Stefano Totaro
Il Siulp è sicuro: «A Modena non riaprirà più l’ex Cie»

Il segretario Butelli: «La questura è rimasta da serie B e non ci sono gli uomini» A far cadere l’ipotesi anche un affitto altissimo e la struttura ormai fatiscente 

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L’ex Cie, o meglio il nuovo Cpr non aprirà i battenti a Modena. Per il Centro di permanenza per il rimpatrio ci vorrebbero innanzitutto troppi soldi solo per l’affitto della struttura in via La Marmora, per altro fatiscente, e poi non ci sono gli uomini, le forze di polizia per gestirlo. Ad affermarlo, con pressoché certezza, è Roberto Butelli, segretario provinciale del Siulp, il sindacato di polizia. «Non c’è la certezza assoluta per affermare che al cento per cento il Cpr non aprirà a Modena, ma bastano semplici deduzioni supportate da fatti evidenti a far sì che sia quasi inverosimile che si possa intraprendere questa strada». Una possibilità, quella della riapertura dell’ex Cie, dove collocare le persone clandestine sul territorio italiano in attesa del loro rimpatrio, che però era stata paventata e caldeggiata . «È già passato un anno - ricorda Butelli- quando l’allora ministro Minniti indicò la città di Modena tra quelle che dovevano ospitare un centro di questo tipo. Bologna era già piena, toccava a noi. Avanzammo sin da subito forti perplessità perché allora, come poi adesso, non c'erano le condizioni e le forze necessarie in loco per affrontare un impegno simile». A tal proposito anche l’amministrazione comunale chiese delucidazioni e garanzie affinché fosse garantita la sicurezza e l'operazione fosse supportata in modo adeguato. Passata anche l’ondata Salvini, l’ex Cie è caduto nel dimenticatoio.

«Non se ne parla più in modo diretto- sostiene il segretario provinciale del Siulp - perché a parlare sono i fatti. Quando è stato il momento di potenziare le questure, e alcune di queste lo sono state, Modena è rimasta al palo. Non c’è stato il salto e la categoria di permanenza di Modena è rimasta sempre quella, una questura da “serie B”, non adatta dunque a poter provvedere ai vari impegni che l’attività di un Cpr comprometterebbe: dalle identificazioni, ai controlli e quant’altro».

Dunque l’organico è rimasto invariato. Un organico della polizia che da sempre i sindacati indicano essere sottodimensionato rispetto alle esigenze attuali del territorio modenese, che nel tempo si è trasformato e avanza nuove e più complesse problematiche a livello di ordine pubblico. «Siamo già ai minimi così, figurarsi se dovessimo occuparci di un Cpr...» aggiunge Butelli .

Non ultima la questione dei costi. «Il “casermone” di via La Marmora - riferisce il sindacalista - è di un privato, di una banca che ha avanzato un affitto che la prefettura ha definito esorbitante. C’è chi dice circa un milione d’euro all’anno, ma è una cifra indicativa. A questo poi dobbiamo aggiungere che la struttura è fatiscente, sfasciata, abbandonata da tempo, con gli impianti da rifare. Insomma, un’altra spesa esorbitante: non sarebbe un grande affare per lo Stato. E infine, ci sono pure da mettere in conto anche le spese assistenziali degli ospiti, affidate ad associazioni per bandi di concorso...». —



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