Il castello racconta la civiltà contadina
Già 5mila presenze al museo “Rosso Graspa” di Levizzano. Audioguide alternate anche in dialetto e nuovi progetti
Audioguide in italiano e inglese alternate a dialetto, oltre alla possibilità di affittare spazi per cerimonie e convegni.
Passa alla fase due il progetto di rinascita e riqualificazione del castello di Levizzano legato alla nascita dello spazio museale “Rosso Graspa”, che racconta la società contadina del luogo in relazione anche alla produzione del lambrusco Grasparossa di Castelvetro.
Dopo l'inaugurazione lo scorso 15 aprile e la chiusura del primo anno di rodaggio che terminerà il 10 novembre, l'amministrazione comunale del sindaco Fabio Franceschini sta lavorando affinché la struttura sia in grado di auto sostenere la propria attività, senza gravare sul bilancio corrente dell'amministrazione.
A oggi, fa sapere il Comune, sono state registrate cinquemila presenze nei primi sei mesi di apertura, con una visita guidata minimo ogni quattro settimane, alcune visite in gruppi, altre iniziative turistiche e i momenti in cui sono stati accolti i bambini delle scuole materne di Levizzano. Un bilancio decisamente positivo per un castello che già ira ospita durante l’anno più eventi: l’ultimo dedicato a produttori di vino bio con settanta espositori da tutt’Italia. Per il 2020, però, sono già previste varie azioni per far sì che il castello possa diventare sempre più attrattivo. La Regione, infatti, ha stanziato un contributo di 15mila euro legato a un progetto sulla divulgazione dei dialetti che, a Castelvetro, verranno investiti proprio sul castello di Levizzano. Quattro sono gli ambiti in cui saranno destinati i soldi, il più importante riguarderà la “sonorizzazione” degli ambienti. L'idea del Comune è quella di inserire un tappeto sonoro capace di rievocare i rumori e le voci della campagna di un tempo.
«Quando riapriremo nel 2020 – spiega il vicesindaco Giorgia Mezzacqui – i visitatori troveranno questa novità: avvicinandosi ai volti dei personaggi raffigurati, li sentiranno anche parlare nel loro dialetto».Ad aiutare le persone ci saranno proprio le audioguide, strutturate non in modo didascalico ma recitate da vari personaggi, in modo da rendere l'immersione nel museo in maniera più avvincente.
Il contributo della Regione servirà a finanziare inoltre un programma sul dialetto per le scuole legato ai burattini della tradizione modenese e un reading di poesia dialettale, ospitato al castello levizzanese indicativamente a maggio, in cui nel corso dell'evento si renderà conto di varie esperienze, come il rap in lingua modenese in auge nei primi anni Novanta. Obiettivo del 2020 è anche la realizzazione di pubblicazioni utili allo sviluppo di itinerari di Ecomuseo, intrecciando il castello al resto del territorio rurale.«Non abbiamo intenzione di inserire un biglietto di ingresso il prossimo anno – prosegue Mezzacqui – vorremmo renderlo sostenibile organizzando dei laboratori e sfruttando i due piani superiori per la concessione temporanea a privati». «Ci siamo posti il tema di tenere aperto questo bene, che non fosse una rocca chiusa – spiega Alessandra Anderlini, curatrice del “Rosso Graspa” – ma allo stesso tempo ci fosse sostenibilità economica. Avevamo da compiere comunque dei lavori di consolidamento strutturale del castello e c'era il bisogno di valorizzare molti oggetti donati dai contadini. Si racconta una società triste, valoriale e di grande cultura: dopo ebbrezza del post guerra, adesso stiamo riguardando a quell'epoca con grande interesse».
Intanto per il 2020 l'obiettivo è anche quello di fare in modo che tutte le classi del territorio possano andare in gita all'interno del castello. —
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