Il Consorzio Granterre festeggia 60 anni con il boom del marchio Parmareggio
La scelta di marketing vincente dei topolini e l’innovazione dei prodotti. L’Ad Carletti: «Ora la nuova sfida è Bonterre»
«C’è un fil rouge che accompagna tutta la storia di Granterre, dagli inizi del Consorzio Caseifici Sociali a oggi: è la condivisione». Il presidente Ivano Chezzi riassume così i 60 anni di Granterre, il consorzio con sede in via Polonia che a Modena controlla l’intera filiera produttiva del Parmigiano Reggiano e che è leader di mercato con il marchio Parmareggio.
Puntando sulla parola condivisione, valore fondamentale per realizzare «una storia di successo». Lo ha scritto nella presentazione del libro pubblicato per festeggiare i 60 anni del consorzio e lo ha ribadito ieri, nella conferenza di presentazione delle altre iniziative in programma. Tutto nacque il 31 gennaio 1959, quando dieci caseifici costituirono il Consorzio Caseifici Sociali che negli anni Novanta diventò Granterre.
IL BOOM PARMAREGGIO Tanta strada è stata fatta in 60 anni: la filiera produttiva che fa capo al consorzio oggi conta 679 aziende agricole, 14 soci e 21 caseifici, per un totale di 350mila forme di Parmigiano Reggiano conferite, circa 300 dipendenti e un marchio leader come Parmareggio che gode di una notorietà altissima a partire dai bambini, grazie al successo dell’ABC della merenda e alle avventure dei topolini Emiliano, Ersilia ed Enzino. Un’idea, quest’ultima, nata con Paolo Micheli alla presidenza di Parmareggio dal 2005 al 2010: «Serviva una marca per un prodotto che era già di per sé un marchio, ma che doveva essere commercializzato per creare un sistema che non dipendesse solo dalle quotazioni».
Gli 84 milioni di euro investiti in marketing dal 2006 al 2019, di cui 53 in pubblicità, si sono tramutati in risultati lievitati del 533,3% per la marca Parmareggio (da 30 a 190 milioni di fatturato), assieme alle scelte vincenti dei nuovi prodotti lanciati.
Nella storia di Granterre e Parmareggio la natura cooperativa è stata l’elemento decisivo per raggiungere grandi traguardi: «Il nostro miracolo, da conservare nel tempo, è aver dato vita a un’industria tra le più importanti in Italia, controllata da una base sociale che condivide valori e progetti», ha spiegato Chezzi. «Una scommessa vinta, un progetto cooperativo che poteva sembrare irrealizzabile e che invece è diventato una splendida realtà imprenditoriale grazie a un gruppo coeso», ha aggiunto Eros Valenti, presidente di Granterre dal 1994 al 2011 e curatore del libro sui sessant’anni.
BONTERRE IL FUTURO
Storia, ma anche futuro, come ha ricordato l’amministratore delegato di Granterre Giuliano Carletti dopo aver illustrato i risultati dal 2006 al 2019, con forme vendute e ricavi delle vendite quasi raddoppiati: «A inizio anno, assieme a Unibon, è stato creato il Gruppo Bonterre, in cui sono confluite Parmareggio e Grandi Salumifici Italiani. Un gruppo a totale proprietà cooperativa e fortemente legato al territorio modenese, frutto di un’operazione storica per il food italiano, perché in totale controtendenza rispetto alle tante cessioni di marchi nazionali a player stranieri negli ultimi anni». Specializzato nelle eccellenze italiane dei salumi e dei formaggi stagionati, Bonterre vanta numeri da grande azienda: un fatturato consolidato di oltre 1 miliardo di euro, di cui 200 milioni in export, 3 filiali commerciali all’estero, 16 stabilimenti in Italia, 2.000 dipendenti, 4 Dop e 4 Igp, 140mila tonnellate prodotte all’anno, e la leadership nella filiera del Parmigiano Reggiano e nella produzione dei salumi. «L’obiettivo di Granterre è rafforzare ulteriormente in Italia e all’estero il ruolo di specialista di riferimento del Parmigiano Reggiano e del burro, garantendo ai soci risultati rilevanti e solidi nel tempo», ha concluso Carletti.—
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