Gazzetta di Modena

Modena

Quando la creta unisce i bambini e insegna anche cos’è la diversità

Alfonso Scibona

IL progetto di anffas onlus a villa giacobazzi 

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Un progetto che coinvolge tutto il territorio scolastico di materne, elementari e medie della città che partecipa con 512 classi ed un totale di oltre 1000 studenti. Si tratta del “Progetto creta” attivato da anni dall'Anffas di Sassuolo ed oggi attivo a villa Giacobazzi. «Piace tantissimo – afferma Federica Gorzanelli, coordinatrice Anffas Onlus – perchè la creta è un prodotto del nostro territorio e quindi teniamo moltissimo a farlo conoscere: farlo conoscere alle persone giovani come realtà, vivendo insieme a delle persone disabili, cercando il più possibile di fare integrazione e cultura, tra disabilità e creta. I bambini fin da piccoli imparano a manipolare la creta e ad utilizzarla insieme ai nostri ragazzi che fanno da tutor durante l’attività. Tutte le mattine dal lunedì al venerdì, abbiamo delle classi perché il progetto prevede due incontri, con la cottura dei lavoretti». I bambini ed i ragazzi si sentono tutti protagonisti. «È un’attività in cui crediamo davvero - aggiunge Irene Piovan, responsabile del laboratorio – e poi lavorare con i bambini è bello perché è un’occasione per far provare loro un’esperienza diversa, nuova, legata al territorio. Un modo per far creare loro un oggettino da portare a casa, da regalare ai genitori a Natale, per la festa della mamma o del papà. Di anno in anno vediamo crescere questi bambini e possiamo insegnare cose sempre più difficili». Un progetto che presto potrebbe allargarsi ad altri Comuni del distretto. «Per adesso abbiamo soprattutto scuole di Sassuolo – continua - e abbiamo portato la nostra idea a Casalgrande, Fiorano e Spezzano. Inoltre, stiamo facendo dei corsi anche a tutti i cittadini. Ad esempio, in dicembre partiranno due laboratori di creta nel pomeriggio, collegati alla biblioteca, e quindi abbiamo invitato i bimbi, anche al di fuori della scuola a venire i per fare queste attività». «Ho rispolverato reminiscenze scolastiche per creare insieme ad Irene questo progetto – dice anche Tiziana Tabellini co-responsabile del laboratorio - che aiuta a far crescere autostima nei bambini. È importantissimo perché questi bambini sono poco seguiti dal punto di vista manuale e pensano sempre di non saper fare nulla, iniziano sempre titubanti, invece sono in grado di produrre bellissime cose artigianali». Le scuole sono molto contente di questo. «Siamo forse una tra le prime scuole ad aver aderito a questo progetto – ha concluso Paola Orlandini, insegnante nella scuola materna Don Milani - proprio per il significato e il valore che ha, che si riassume in tre parole, fondamentali dal punto di vista educativo: la prima è “laboratorio”, un posto dove vengo a sperimentare delle cose, la seconda è “fare”, fare con le mani perché, soprattutto a quest’età è fondamentale per la conoscenza. La terza parola, il valore principale, è “insieme”: fare insieme significa incontrare questa cultura della diversità». —



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