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Cinque cantieri in centro metri: in Corso Canalchiaro Natale di rabbia

Carlo Gregori
Cinque cantieri in centro metri: in Corso Canalchiaro Natale di rabbia

Negozi invisibili, vetrine coperte e parcheggi selvaggi verso la strozzatura per Corso Duomo. La protesta dei commercianti in centro storico a Modena: «E' diventato regolare aprire cantieri ammassati  in poco spazio. Il Comune non può fare nulla, intervengano gli ordini professionali sui responsabili»

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MODENA. «È venuta in negozio una mia collega. Piangeva. Le hanno montato un cantiere davanti alla sua vetrina e adesso non si vede più niente. Siamo messi così e non c'è soluzione». Da venerdì mattina in corso Canalchiaro sono diventati cinque i cantieri aperti sulla strada e tutti addossati uno all'altro nello spazio di meno di cento metri.

Tutti cantieri regolarmente autorizzati ma che oscurano gran parte del marciapiede e quindi le vetrine dei negozi della zona. Non solo: alcuni sporgono anche. I bus riescono a passare quasi a gomito la curva tra corso Duomo e corso Canalchiaro, ridotta a un imbuto, ma il transito delle auto resta problematico. Omar Baraldi è il titolare della Vacchetta Grassa, il famoso negozio artigianale del cuoio in Canalchiaro ma è anche responsabile per il centro storico della Cna.

«Noi commercianti abbiamo necessità di lavorare e farci vedere. Perciò fai il tuo cantiere ma il marciapiedi lascialo sgombro. Puoi alzare il cantiere al primo o al secondo piano ma i marciapiedi non puoi toccarli, altrimenti io non lavoro. E invece...».

Prima hanno aperto un cantiere davanti alla libreria San Paolo, poi uno sul lato opposto, poi uno più avanti dopo l'edicola e ora qui.

«È il quinto e ha aperto proprio nella strozzatura per corso Duomo. Il tutto in meno di cento metri. I responsabili di cantiere non hanno nessuna considerazione di chi sta negli stabili. Dicono che hanno l'autorizzazione. Ci mancherebbe. Nessuno ne dubita. Ma non c'è un criterio che regola la frequenza dei cantieri in una singola strada».

E come è possibile?

«Ce lo siamo chiesti. Abbiamo scoperto che basta mandare un modulo. Basta compilarlo e sei autorizzato senza che si tenga in considerazione dove si apre il cantiere. Non c'è nessun controllo».

Avete chiesto un incontro col Comune?

«Sì, certo. L'ho chiesto per conto della Cna e martedì ci siamo trovati, noi e altre associazioni, insieme con gli assessori Bosi e Ferrari. Hanno detto che non ci possono fare assolutamente niente; non esiste modo di intervenire».

E cosa si può fare allora?

«È possibile solo una pressione culturale. Bisogna far presente ai responsabili di cantiere che stiano attenti e abbiano riguardo per le vetrine. Invece oggi siamo al degrado del lavoro. Eravamo arrivati negli anni Novanta a coprire la Ghirlandina addirittura con un telo di un grande artista come Paladino. Oggi siamo ridotti così, da brividi».

E il traffico?

«C'è anche questo problema ma se si rispettano le metrature lineari il bus passa. Esiste un altro problema: quelli che parcheggiano l'auto in modo irregolare non vengono mai sanzionati. Lo abbiamo chiesto decine di volte ai vigili ma non fanno multe nonostante i divieti e le soste contromano, anche davanti all'edicola».

Ma ci sono altre vie in città in queste condizioni?

«Non lo sappiamo. Ma questo è un fatto del tutto casuale. Domani potrebbero aprire sei cantieri in viale Storchi o dieci in via Puccini. Non c'è un criterio e non c'è neanche controllo, non parliamo della considerazione per la zona. Qui sono cinque. È chiaro che sono i proprietari residenti a decidere il cantiere. È una questione tra privati. Ma è importante che si regolino con il capocantiere. È già successo che il proprietario si sia arrabbiato col capocantiere perché il cantiere era stato installato male. Non siamo tutti in via Emilia Centro dove la Soprintendenza regola i criteri per i cantieri. È una questione che deve interessare prima di tutto gli ordini professionali (ingegneri e architetti) e i committenti dei lavori». —

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