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Come ti creo la fake news Il mondo dell’informazione viaggia alla rovescia

S.P.
Come ti creo la fake news Il mondo dell’informazione viaggia alla rovescia

Aperto con un laboratorio e lezioni di un esperto del web il festival sulle false notizie Titoli esagerati e sensazionali per attirare click e fare soldi

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FORMIGINE. Sono sempre più diffuse, si insinuano sulle bacheche dei social, tanti sono quelli – anche insospettabili – che si lasciano ingannare. Quello delle fake news sta diventando un fenomeno sempre più pericoloso, che rischia di mettere in dubbio la credibilità di chi, invece, si fa portavoce di notizie reali e verificate. Un tema sempre più attuale che, in questi giorni, è al centro del festival formiginese “Fake.eu”. «Siamo partiti – spiega l’assessore per Formigine città sostenibile 2030 Giulia Bosi – da un bando regionale che chiedeva di parlare di Europa. Abbiamo deciso di farlo passando per le fake news». E il festival lo fa coinvolgendo i cittadini in laboratori in cui hanno la possibilità di mettersi in gioco in prima persona, creando questo tipo di notizie, cercando di capire se siano vere o meno e, eventualmente, smontandole. Perché sono nate le fake news, come si possono riconoscere, come ci si può proteggere? A queste domande ha provato a rispondere Diego Fontana, pubblicitario che si occupa di comunicazione professionale. «Queste notizie - dice – esistono da tempo in realtà. Prima erano le leggende metropolitane, ma allora non erano in grado di inquinare il paesaggio dell’informazione». Qual è stato, dunque, il punto di svolta? Tutto è cambiato, secondo Fontana, intorno al 2005, quando due ragazzi, Fritz Grobe e Stephen Voltz, hanno iniziato a pubblicare su Youtube video con esperimenti con Coca-Cola e Mentos. Da quel momento, le aziende hanno iniziato a rendersi conto che quei contenuti, non veicolati da loro, erano in grado di raggiungere quantità smisurate di pubblico. I brand non erano più padroni. «Fino a non molto tempo fa – continua il pubblicitario – gli unici a poter diffondere comunicazione erano i grandi gruppi. La stessa cosa è avvenuta nel mondo dell’informazione, perché, oggi, chiunque può aprire un blog, un sito, un profilo social e utilizzarlo per comunicare e per fare informazione. Chiunque può fare divulgazione scientifica, occuparsi di qualsiasi argomento. Ed è proprio in questo universo che trovano posto le fake news. Uuna corsa contro il tempo, e spesso le testate non hanno il tempo di verificare le notizie pubblicate su internet». C’è poi la - fondamentale – questione economica: «La fake news è una notizia redatta secondo determinati criteri per generare conversazione. Esistono siti appositi il cui scopo è generare traffico, che equivale a tanti clic sui banner pubblicitari e, di conseguenza, soldi. Oggi chi padroneggia la conversazione padroneggia il mercato». Ci sarebbe anche un altro motivo alla base di questo fenomeno, il cosiddetto “paradosso dell’attenzione”: più informazioni si ricevono, più cala l’attenzione. E dunque, come proteggersi? I segnali per riconoscere una fake news sono diversi. Questo tipo di notizia fa spesso leva su titoli esagerati ed altisonanti, creati per fare clickbaiting. C’è poi la questione degli indirizzi web, che spesso rimandano a siti di informazione ma che, in realtà, sono storpiati. «A volte – prosegue Fontana – le notizie sono autentiche ma prese fuori contesto. Fondamentale è verificare le fonti, visitando la sezione “informazioni” della pagina, come anche prestare attenzione alla data di pubblicazione. Capita che vengano riproposte notizie vecchie. Bisogna riconoscere i siti satirici, come Lercio. Soprattutto all’inizio, molte persone condividevano le notizie credendo che fossero vere». — S.P.

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