Liberò Spilamberto dai nazifascisti Al Senato il film su Nino “Geppe” Garau
Il partigiano sardo si rifugiò dai parenti e guidò la lotta tra il 23 e il 24 aprile del 1945
LA STORIA
Ha lottato per la libertà di Spilamberto, divenendo un simbolo per il paese. Ed è anche protagonista di un film, presentato al Senato dal sindaco Umberto Costantini.
Nome di battaglia Geppe, al secolo Nino Garau, 96 anni, cagliaritano: alla guida della brigata Casalgrandi nella notte tra il 23 e il 24 aprile 1945 liberò Spilamberto dai nazifascisti prima dell’arrivo dell’esercito alleato. Nino era qui perché trovò rifugio dai parenti della madre.
Il Senato gli ha dedicato un evento, lunedì scorso, in cui è stata ricostruita la vicenda storica e umana del comandante partigiano, nella sala degli Atti parlamentari della biblioteca del Senato a Roma. Ed è stato proiettato il film documentario a lui ispirato, dal titolo “Geppe e gli altri. Storia di vita di un comandante partigiano sardo”.
«Nino Garau sceglie di prendere parte alla Resistenza a 19 anni - spiega il primo cittadino Umberto Costantini - La nostra comunità e la Repubblica tutta deve un tributo grande di riconoscenza a Nino e a quelle persone che come lui fecero e fanno ogni giorno scelte di coraggio. Grazie agli istituti storici eall’Anpi che tengono viva la fiamma della memoria a noi cittadini e cittadine attivi nella scelta di fare la nostra parte in tempi difficili. Che non possa esserci d’esempio sulle strade di coraggio di oggi».
Garau è stato torturato, ha rischiato di essere fucilato. Da qualche anno ha deciso di rompere il lungo silenzio per mettere a disposizione la sua straordinaria esperienza a favore degli studenti. Per Geppe l’importante è fare, più che parlare. Afferma questo relativamente al “Bella ciao”. E dice che ai suoi tempi c’era poco da stare allegri e fare cori di fronte agli amici uccisi e al rischio di essere catturati. E di fronte agli orrori ai quali è stato sottoposto, come ferri da stiro caldi sui piedi e l’imposizione di bere acqua sporca con l’imbuto.
Il fascismo? «Non è più pericoloso perché - spiega - i veri fascisti sono tutti morti. L’attuale tendenza a destra ha un solo obiettivo: la ricerca del consenso».
La vicenda partigiana di Nino Garau ebbe peraltro un seguito drammatico: rientrato a Cagliari, fu arrestato con l’accusa di omicidio di un fascista modenese, ma venne subito scagionato, essendosi accertato che all’epoca dei fatti egli si trovava già a Cagliari, dove era giunto viaggiando sull’aereo del commissario civile Pinna.
Il coraggio di Garau è stato ricompensato, finora, con una medaglia di bronzo. Ma si pensa di fare di più. Nel corso del dibattito, al Senato, per celebrare la sua figura anche attraverso la proiezione del documentario, è stata resa pubblica la richiesta di revisione della medaglia di bronzo al valor militare, riconosciutagli nel 1969.
La richiesta è stata avanzata dall’Issasco, l’Istituto sardo per la storia dell’antifascismo e della società contemporanea, il 4 novembre scorso al ministro della Difesa Lorenzo Guerini e al sottosegretario Giulio Calvisi per far ottenere a Geppe la medaglia d’oro, o quanto meno d’argento. Per la giornata dedicata a Geppe a Roma, insieme al sindaco di Spilamberto Costantini, c’erano anche il senatore Gianni Marilotti, presidente della Commissione per la biblioteca e l’archivio storico del Senato.
Garau, che ha combattuto nella Resistenza, ora è profondamente antimilitarista. «Perché - afferma il partigiano sardo che liberò Spilamberto - quando una mamma perde un figlio sul fronte non ha vinto nessuno». —
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