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operazione dei carabinieri 

Sigilli alle ditte dei prestanome legati alla ’Ndrangheta emiliana

S.TO
Sigilli alle ditte dei prestanome legati alla ’Ndrangheta emiliana

Maxi sequestro da 9 milioni: nel mirino il tesoro dei Muto imprenditori nei trasporti In città da gennaio emesse 12 interdittive antimafia, esaminate 6mila pratiche

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Nuovo scacco alla 'Ndrangheta inflitto dai carabinieri in Emilia-Romagna: sequestrati beni per un valore stimato di nove milioni di euro, sigilli giudiziari su 12 immobili (tra cui due capannoni, tre case e due ettari e mezzo di terreno), 92 veicoli (mezzi da lavoro come trattori stradali e semirimorchi, autobus, autocarri ma anche una Maserati e una Volkswagen) e nove rapporti bancari con saldi per 100mila euro.

Nel mirino “il tesoro” dei fratelli Muto: Antonio (classe 1971) e Cesare, il primo detenuto dopo la condanna in primo grado a 20 anni nei due riti del processo Aemilia per associazione di stampo mafioso, truffa ed estorsione (aggravati dal metodo mafioso), e il secondo non sottoposto ad alcuna misura cautelare. I carabinieri del comando provinciale di Modena e del Ros di Bologna hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo di beni emesso d'urgenza dalla Direzione distrettuale antimafia di Bologna. I due imprenditori, attivi nel settore della logistica e trasporti, sono indagati insieme ad altre 4 persone, accusate di aver fatto da prestanome in attività economiche gestite in realtà dai fratelli, riconosciuti come affiliati del sodalizio legato alla cosca della famiglia Grande Aracri di Cutro. L'operazione dei carabinieri chiude il cerchio su una serie di accertamenti iniziati anni fa, che si collocano nei filoni di indagine dell'inchiesta Aemilia e Grimilde, quest'ultima scattata lo scorso giugno a Brescello.

I beni sequestrati ai Muto, per un valore stimato in 9 milioni, riguardano cinque aziende del settore immobiliare, della logistica e del trasporto di inerti (con fatturati intorno ai tre milioni di euro l'anno), con sedi operative a cavallo delle province Reggio Emilia, Parma e Mantova, ma diramazioni anche a Crotone. Le sedi legali delle società sono tutte a Gualtieri. Le indagini, partite anni fa e che hanno considerato oltre 700 rapporti bancari, hanno evidenziato come i Muto nel 2012 avessero attribuito fittiziamente la titolarità delle loro società a madri e mogli. Poi la svolta nel 2013: dopo essere stati colpiti da un'interdittiva antimafia della prefettura, avevano cambiato strategia. Creando cioè la società, con sede a Parma, Cospar srl, operativa nel campo della commercializzazione degli inerti e dei trasporti e intestandone le quote ad un terzo (Salvatore Nicola Pangalli) con cui non hanno legami di parentela. «Questa operazione è un altro tassello della lotta che anche a Modena si sta svolgendo contro le infiltrazioni della ’Ndrangheta - ha riferito Marco Pucciatti, comandante provinciale dei carabinieri di Modena - quest’anno la Prefettura ha già emesso 12 interdittive antimafia, nei confronti di altrettante aziende dopo aver analizzato circa 6mila pratiche. Per un'altra dozzina di imprese, inoltre, è aperta un'istruttoria che potrebbe concludersi con nuovi provvedimenti. È fondamentale l'importanza del lavoro di prevenzione amministrativa, la creazione della cosiddetta white list , nel contrasto alle infiltrazioni delle mafie nel tessuto economico». —

S.TO

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