La difesa: «I tempi non tornano Non c’è prova contro Rainone»
L’arringa dei due avvocati che invocano l’assoluzione «Mezz’ora dopo l’allarme era già l’unico sospettato» Lunedì attesa la sentenza
Che prove ci sono contro Angelo Rainone, il 59enne accusato di essere l’autore del duplice omicidio dei fratelli Ugo e Breno Bertarini (di 72 e 69 anni)? Merita l’ergastolo un uomo sicuramente maldisposto verso l’ex suocero e suo fratello ma contro il quale non esistono reperti-chiave come sangue, impronte e neppure testimoni diretti? Lo hanno chiesto nella loro arringa i due difensori dell’imputato per duplice omicidio, per il quale il pm Lucia De Santis chiede l’ergastolo.
Centrale in questa ricostruzione difensiva davanti alla giuria popolare della Corte d’Assise presieduta dal giudice Angelo Gin Tibaldi c’è il quadro investigativo tenuto insieme da una cornice fragile i cui pezzi, approfonditi, rivelano prospettive inquietanti, come hanno spiegato i due legali, avvocati Samantha Amodio e Francesca Lazzeri chiedendo l’assoluzione. Ieri l’avvocato Amodio ha esaminato a lungo la questione degli orari concludendo che non regge. La scoperta del duplice delitto nella stalla di via San Giacomo a Lame ruota attorno a due momenti della mattina innevata del 27 febbraio 2018. Alle 9.09 il 112 riceve la chiamata del figlio maggiore di Rainone: «Abbiamo due morti in casa». Chiamata che i carabinieri diffondono avviando le indagini ma senza sapere nulla fino alle 13.45 dopo quando inizia la ricognizione sulla scena del crimine. E poi le 9.30 circa, quando i carabinieri vanno a Moltalto a casa Rainone «per metterlo in sicurezza» dopo averlo avvisato che dovevano parlargli. Rainone “persona informata sui fatti” ma già più che sospettato “in pectore” dell’omicidio. «Un caso risolto in mezz’ora», dice l’avvocato Amodio. Come è possibile? Analizzando la chiamata al 112 risulta che la ex moglie e il figlio maggiore di Rainone erano a casa di Ugo e Breno. Non avendo le nuove chiavi di casa, il figlio va alla stalla, bussa e nessuno apre la porta. Come si è fatto allora a sapere cos’era successo in soli nove minuti di orologio? Il punto è, secondo la difesa, che Rainone era già candidato come possibile colpevole dai carabinieri di Zocca. Nella stazione dell’Arma l’imputato era stato alcune volte per presentare una denuncia conto gli ex familiari, sempre deviata all’avvocato, e la mattina stessa del delitto doveva incontrarsi con l’avvocato per formalizzarla. Ma è solo con la terza ora-chiave del delitto che si chiarisce tutto: alle 13.45, quando i carabinieri in forze entrano nella stalla e scoprono i cadaveri straziati a colpi di roncola dei due anziani.E in quelle ore Rainone, dice la difesa, non hai mai dato segno di nervosismo. Lunedì la sentenza. —
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