Omicidio e stupro: ergastolo per il cuoco
Esposito condannato anche per il tentato rapimento di una passante. Risarcita per la prima volta la Casa delle Donne
Ergastolo. E risarcimento alle vittime. Tra queste anche l’associazione modenese Casa delle Donne che per la prima volta si era costituita parte civile per un femminicidio e ora per la prima volta otterrà denaro che utilizzerà per contrastare questa piaga sociale e criminale. È la sentenza emessa ieri pomeriggio dal giudice Scarpa al termine di un processo con rito abbreviato contro Raffaele Esposito, 35 anni, il cuoco di Savignano imputato per reati gravissimi contro le donne: l’omicidio e la distruzione del cadavere di una prostituta con un rogo a San Donnino, lo stupro di una 28enne di Zocca ex vicina di casa della sua compagna e il tentato rapimento in strada a Savignano di una giovane passante sconosciuta. La sentenza, rara per severità considerando il rito scelto, è stata possibile perché il giudice ha tenuto conto della richiesta del pm Claudia Natalini di considerare l’aggravante per motivi futili e abietti che, anche s e non motivata nel capo di imputazione (ma ricondotta genericamente a gesti di sadismo e disprezzo verso le vittime), verrà spiegata nella motivazione da depositare entro novanta giorni. La difesa, avvocato Caterina Morandi, annuncia già da ora il ricorso in appello proprio perché questa aggravante, così determinante per l’ergastolo, secondo lei non è stata neppure spiegata.
La sentenza prevede anche un risarcimento a due delle tre vittime: la ex vicina stuprata, per la quale Esposito ha confessato il delitto, parte civile assistita dall’avvocato Giuliano Riva. E l’associazione Casa delle Donne di Modena assistita dall’avvocato Valeria De Biase che ha sottolineato non solo il rigore dell’indagine del pm Natalini ma anche il risultato per ora unico a Modena di un risarcimento per un’associazione che lotta contro i crimini contro le donne.
Lo hanno chiamato “il cuoco che odiava le donne”, Esposito. Ha partecipato all’udienza e ancora una volta ha dato la sua versione per l’omicidio di Vasilica Nicoleta, la 31enne prostituta rumena: due uomini di colore li avrebbero aggrediti mentre erano appartati vicino a San Cataldo, l’avrebbero uccisa e lui, nel panico, si sarebbe sbarazzato del cadavere bruciandolo nel sordido luogo di incontri clandestini a San Donnino vicino ai laghetti. Quanto alla ragazza dell’Est che tentò di rapire, nonostante i video, sostiene ancora adesso che si trattava di un equivoco. Ma le indagini dei carabinieri non hanno portato a questa conclusione. Come si ricorderà l’indagine cominciò dal ritrovamento di resti di un corpo carbonizzato nello spiazzo. Grazie all’intuizione del professor Silingardi della Medicina Legale dopo il ritrovamento di una vite ortopedica in fase di autopsia, si risalì a chi l’avevano impiantata nella gamba: la giovane rumena. Che in effetti era scomparsa. Le indagini dei carabinieri hanno portato a scoprire chi era il sospettato dai frammenti di un libro di scuola bruciato sotto il corpo carbonizzato. E poi è spuntata la denuncia di una donna violentata in garage. E il video nel quale Esposito afferra e aggredisce una passante tendo aperto il portellone dell’auto. L’abbreviato di ieri sarà l’ultimo a Modena, quasi certamente: le nuove norme non lo permettono più in caso di ergastolo. —
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