«Ho un tumore al colon ma grazie al Policlinico ho corso la maratona»
La bella impresa del podista che si è sottoposto a terapia sperimentale a Modena ottenendo grandi progressi e tornando a una vita normale
«Grazie al Policlinico ho corso a New York». Emozione e gratitudine si mescolano in Valter Marcelli. Domenica 3 novembre ha vissuto la maratona statunitense. Era la prima volta in 52 anni. Il riccionese ha apprezzato i colori della Grande Mela. S’è lasciato trasportare dal pubblico. È arrivato al traguardo dopo 42.195 metri, percorsi in poco più di quattro ore. Il tempo e il piazzamento (17.117esimo su oltre 50mila partecipanti) sono però secondari. Il vero traguardo di Valter è aver trovato la forza di correre contro un tumore all’intestino. È una sfida che va avanti dal 2013. Avviata all’Istituto oncologico romagnolo, prosegue con l’equipe di via Campi. I risultati sono visibili «nel corpo e nella mente» ed è lo stesso Marcelli a evidenziarli.
Cosa ha provato al traguardo?
«Un’emozione molto grande. Dal 2013 non correvo più una maratona e finalmente ci sono riuscito per merito del Policlinico e dell’Istituto Oncologico Romagnolo, che mi ha fatto proseguire il progetto “Move your life”. Senza la terapia che faccio non sarei più in grado di correre. Mi sento di nuovo un atleta, una persona normale. Lo sport è una grande medicina. Anche prima di star male fare sport mi ha aiutato parecchio. Arrivare al traguardo a New York è stata una sensazione indescrivibile. Un momento che porterò sempre nel mio cuore».
È stata la prima volta a New York?
«Sì. Ne avevo fatte prima anche altre a Treviso, Ferrara, Venezia… Da quando sono stato male ho ricominciato a correre, ma non mi sentivo di fare maratone né fisicamente né mentalmente. Con la terapia e il progetto sono riuscito ad avere fiducia in me stesso e non avere più paura».
Quando ha iniziato a correre?
«Correvo già quando avevo 12 o 13 anni. Poi ho iniziato a giocare a calcio e ho ripreso a correre più di dieci anni fa. Sono passato dalle gare corte alle mezze maratone. All’inizio pensavo che non sarai mai stato in grado di correre la maratona. Nelle ultime due stavo già male e mi sono dovuto ritirare. Adesso invece con l’immunoterapia, dopo aver passato la chemioterapia, riesco a fare di tutto».
Che supporto ha trovato al Policlinico?
«I dottori mi hanno fatto tornare a una vita normale, sostenendomi sempre. Ho raccontato loro che andavo a correre e mi hanno incoraggiato. Devo ringraziare i dottori Gabriele Luppi, Giulia Orsi e Massimiliano Salati che mi hanno sempre sostenuto e dato la possibilità di tornare. Ancora non sono guarito, ma è come se lo fossi. Ringrazio anche il dottor Gabriele Rosa e l’Istituto oncologico romagnolo».
Che spazio occupa lo sport nel suo quotidiano? «Posso fare tutti sport tutti i giorni. Durante la preparazione per New York andavo a correre cinque volte alla settimana. Sto bene e cerco di non esagerare. Mi piace anche nuotare e andare in bici, ma la corsa resta il mio sport principale. Non ho avuto nessuna ricaduta».
Lavora?
«Non da quando ho iniziato la terapia. Lavoravo in un’azienda con polvere e sostanze nocive. Ho preferito smettere e ho richiesto la pensione, che mi hanno dato per la malattia. Cerco di reinserirmi, ma è un po’ difficile: prima ero un metalmeccanico».
Qual è il prossimo obiettivo?
«Il 22 marzo ci sarà la Maratona di Rimini, a cui intendo partecipare sempre con il progetto Move your life. Poi volevamo tornare a New York. Anche la preparazione è una bella esperienza. Ho visto persone con problemi più grandi dei miei, tra cui non vedenti e persone con protesi. Ti danno forza e coraggio. In gara c’era chi aveva la foto di una persona persa attaccata alla schiena. Ciò ti dà forza, ti trasmette emozioni». —
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