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il convegno sulla sanità 

Ospedali, prime prove di dialogo civico Carpi e Mirandola unite ma primari divisi

Ospedali, prime prove di dialogo civico Carpi e Mirandola unite ma primari divisi

L’assessore Venturi non chiude al tavolo allargato. Siena e Pescetelli: «Più garanzie per il territorio». Bellelli boccia Cortile

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Un tavolo al quale non si siedano solo i sindaci, ma anche i tecnici per decidere l’ospedale del futuro a Carpi e a Mirandola. In particolare, un ospedale che si vuole di primo livello e che potrebbe chiamarsi “Ramazzini - Santa Maria Bianca”, con i primariati restituiti a Mirandola e un’allocazione da decidersi tutti insieme. Questa la proposta di Giorgio Siena, della lista civica Più Mirandola, nel corso dell’incontro durato oltre tre ore e ricco di interventi, all’Eden ieri mattina. Proposta sposata da più parti.

L’appuntamento, organizzato dalle civiche Carpi futura, Noi di Novi e Più Mirandola, appunto, ha visto come relatori Joseph Polimeni, direttore generale dell’Asl di Matera e l’assessore regionale Sergio Venturi,con Siena, Michele Pescetelli della civica carpigiana e, a seguire, tanti amministratori di tutti i territori coinvolti dalla realizzazione del nuovo Ramazzini, per il quale la Regione ha promesso risorse per 60 milioni. Ma c’erano anche sindaci dell’Appennino, come Gianfranco Tanari di Zocca.

Polimeni ha posto l’accento sulla sfida più immediata: «Occorre attrezzarsi per le patologie croniche e, al tempo stesso, tenere presente che soltanto l’11% degli ospedali italiani sono stati costruiti dopo il 1970. Tutti gli altri sono antecedenti. Servono maggiori percorsi integrati fra ospedale e territorio».

L’assessore Venturi ha rimarcato lo slogan “Meno ospedale e più territorio”. «Nonché maggiore continuità tra i due elementi: denatalità e invecchiamento sono altri due fattori da tenere in nota. Se una volta l’assistenza avveniva in casa, adesso gli anziani sono soli. Abbiamo in programma 40 Case della salute, cinque anni fa ce n’erano 80. Ora sono 120. Dovremo lavorare, poi, per incrementare il fondo di non autosufficienza».

IL PATTO

Giorgio Siena, dopo aver posto l’accento sullo squilibrio tra area nord e sud della provincia, ha messo sul piatto due ipotesi: la prima, dell’ospedale baricentrico, non condivisa e, pertanto ormai superata, la seconda “l’ospedale di primo livello, con due sedi: il nuovo ospedale di Carpi e Mirandola, integrato della Casa della salute. Ma a condizione che vengano ripristinati i primariati a Mirandola e la nuova collocazione di Carpi sia condivisa con la popolazione del distretto nord». In tal modo verrebbe ridotta la migrazione passiva verso altre regioni e calerebbe la mobilità verso la sede unica.

OSPEDALE CHIUSo sul web

Pescetelli ha sposato la necessità di istituire un tavolo tecnico “dopo il quale si potrà decidere la collocazione del nuovo ospedale. Farlo adesso sarebbe un errore”. E ha scherzato, screenshot alla mano, sulla “chiusura del Ramazzini nelle indicazioni date da Google, che danno ragione a Salvini”, riscontrabile se si inserisce il nome dell’ospedale sul motore di ricerca. Pescetelli ha acceso i riflettori sui 1500 assistiti a domicilio e nelle strutture sociosanitarie: «Perché questi numeri non sono considerati posti letto? Vogliamo fare tanta assistenza territoriale, ma non abbiamo visto la sostanza per organizzarla. Sindaci, non alimentate la comunicazione basata solo sui muri, ma parlate di ambiente, condizioni sociali e culturali e lavoro, che incidono sulle patologie».

SOFTWARE CON I FRAGILI

Tranchant l’intervento del sindaco Bellelli, forte dell’unanimità in Consiglio all’ordine del giorno sul nuovo ospedale: «Il futuro non è solo l’ospedale, ma è anche quello, nella fase acuta e come punto di riferimento - ha detto – Chiedo coerenza al sindaco di Mirandola. Servono due ospedali integrati, il nuovo a Carpi e a Mirandola una struttura complessa complementare. Se rifacessero il Ramazzini dove si trova ora sarei contento, ma ci sarebbero delocalizzazioni e riportare a casa reparti, una volta trasferiti, diventa difficile». Il sindaco ha poi definito scomoda e inopportuna la collocazione a Cortile e ha annunciato l’invio di un software in Regione che per ogni evenienza mappi le persone fragili.

Sul palco è salito anche Michele Goldoni, sindaco di San Felice, e l’assessore mirandolese Lorena Canossa, la quale ha rimarcato l’importanza dell’Area nord nel Pil italiano e in Regione, i vantaggi dell’ospedale baricentrico e la difficoltà nel sostituire i professionisti in pensione. Infine, Ubaldo Chiarotti ha chiesto a Venturi di prendere in considerazione il ridimensionamento dell’ospedale di Sassuolo a favore di Pavullo e Mirandola. L’assessore, però, ha ribadito che la programmazione degli ospedali è compito della Conferenza territoriale socio sanitaria, pur definendo “intelligenti” le osservazioni del dibattito. —



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