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domani sera incontro all’auditorium 

L’esperta Sacchetti «Internet: i genitori ne parlino coi figli anziché vietarlo»

L’esperta Sacchetti «Internet: i genitori ne parlino coi figli anziché vietarlo»

La psicologa discuterà degli utenti sempre più giovani e di come affrontare in famiglia i contenuti anche negativi 

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Che i giovani vivano immersi nel web è un dato di fatto. A guardare più da vicino, però, un’indagine realizzata nel 2018 dal centro di ricerca dell’Università Cattolica insieme al Ministero dell’Istruzione testimonia quanto il fenomeno sia pervasivo: il 97% dei ragazzi dai 15 ai 17 e il 51% dei bambini di 9 e 10 anni utilizza, per navigare su internet, lo smartphone. Dato forse meno scontato è quello che registra come il 13% del totale dei giovani tra i 9 e i 17 dichiari di essersi imbattuto, sul web, in un’esperienza che l’ha turbato o fatto sentire a disagio. Ancor più significativa, la crescita di questa percentuale tra i bambini di 9 e 10 anni, che passa dal 3% del 2013 al 13% del 2017.

A domandarsi in che modo il web modifica le dinamiche relazionali tra adolescenti sarà la psicologa e psicoterapeuta Maria Chiara Sacchetti, responsabile del Centro Tice di Correggio, che domani sera alle 20.45 terrà a Carpi all’Auditorium della Biblioteca Loria un incontro gratuito promosso dal Centro per le Famiglie col settore istruzione dell’Unione delle Terre d’Argine.

Dottoressa, molti genitori temono i pericoli che i figli potrebbero incontrare in rete. Il fenomeno è realmente preoccupante o si esagera?

«La domanda giusta da porsi non è se debbano preoccuparsi di quello che i figli combinano su internet, ma piuttosto se debbano farlo in generale. E la risposta è che un genitore deve sempre occuparsi, più che preoccuparsi, di ciò che fanno i figli, online come offline. Il fatto che, generalmente parlando, gli adulti conoscano meno i meccanismi della rete porta molti di loro a vivere con maggiore intensità emotiva i pensieri negativi legati al web».

Spesso i giovani, nativi digitali, sono molto più esperti nel maneggiare determinate tecnologie e applicazioni, e questa poca dimestichezza può rappresentare un ostacolo per i genitori.

«Certo. Infatti la sfida sta, oggi, nel fornire agli adulti l’alfabetizzazione sufficiente per permettere loro di dialogare con i figli rispetto a quello che succede, o può accadere, navigando sul web. Impostare un dialogo efficace è possibile soltanto a partire dalla conoscenza di questo mondo. Perché internet è non soltanto uno strumento, ma un vero e proprio ecosistema».

Ma cosa fanno i ragazzi su internet tutto il giorno?

«Dipende innanzitutto dall’età, che determina l’utilizzo se ne fa. Ovvero giocare, fare amicizia, crearsi un’identità, condividere spazi. Quello che tutti abbiamo sempre fatto durante l’adolescenza, insomma, soltanto che ora questi passaggi si compiono anche attraverso, e con, i contenuti del web».

Quali sono le strategie migliori: controllo molto serrato o fiducia?

«La strategia giusta è ovviamente diversa per ogni famiglia, tuttavia la letteratura scientifica è, su questo punto, chiara: la modalità restrittiva paga meno della mediazione. Per scongiurare i pericoli potenziali, dialogo e condivisione sono indispensabili. Porre soltanto paletti non basta, anche perché in adolescenza superare i limiti rappresenta uno dei compiti evolutivi. Non ha senso, spinti dall’angoscia dell’ignoto, creare una bolla di iper-protezione, bensì riflettere insieme a loro su quali siano i possibili rischi, fornendo gli strumenti per affrontarli».

Ma allora quando è opportuno preoccuparsi?

«I campanelli d’allarme possono essere un drastico calo del rendimento scolastico, la riduzione delle ore di sonno, reazioni emotive spropositate nel separarsi da un dispositivo. Vale allora la pena rivolgersi a qualcuno che possa aiutarci a gestire una situazione che esce dall’ordinario». —



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