Firenze, perquisizioni a Modena nell'inchiesta sulla fondazione Open, ex cassaforte renziana
Secondo quanto appreso, la procura, tra i reati contestati nell'inchiesta a vario titolo, considera riciclaggio, traffico di influenze, autoriciclaggio. Tra le città dove i finanzieri stanno eseguendo le perquisizioni ci sono Firenze, Milano, Modena, Torino, Bari, Alessandria, Pistoia, Roma, Napoli, Palermo.
FIRENZE. Sono in corso da questa mattina alcune perquisizioni a Firenze e in altre città in tutt'Italia per l'inchiesta aperta dalla procura del capoluogo toscano sui finanziamenti alla fondazione Open.
Si tratta dell'ex "cassaforte" renziana, chiusa nel 2018. Serviva, fra le altre cose, a finanziare la Leopolda, la convention politica dell'ex premier Matteo Renzi. Per quell'inchiesta condotta dalla Guardia di Finanza, è già stato indagato l'allora presidente presidente Alberto Bianchi.
Oltre al traffico di influenze illecite, secondo le prime informazioni, sarebbero contestati anche riciclaggio e autoriciclaggio. La procura al momento non ha confermato la notizia. Le perquisizioni si svolgono in 11 città (oltre a Firenze, Milano, Modena, Torino, Bari, Alessandria, Pistoia, Roma, Napoli, Palermo) e riguarderebbero alcune delle aziende che negli anni hanno finanziato la fondazione.
Tra le cose sulle quali si starebbe indagando ci sarebbero anche carte di credito e bancomat che sarebbero stati messi a disposizione di parlamentari. Oltre ai documenti starebbero cercando anche questo, secondo quanto si è appreso, le Fiamme gialle nelle perquisizioni scattate nell'ambito dell'inchiesta sulla Fondazione Open di Firenze. I finanzieri, inoltre, sarebbero incaricati dalla procura di trovare documenti - tipo ricevute - relativi a presunti rimborsi spese versati dalla Open ad alcuni parlamentari.
La fondazione Open avrebbe agito da «articolazione di partito politico», finanziando la corsa per le primarie o il comitato per il sì al referendum, e avrebbe rimborsato spese a parlamentari mettendo loro a disposizione carte di credito e bancomat.
Sono queste alcune delle contestazioni alla base della perquisizione scattata questa mattina nella sede di Open a Firenze, presso lo studio del suo ex presidente, l’avvocato Alberto Bianchi. Bianchi è indagato per traffico d’influenze illecite e finanziamento illecito ai partiti. Sempre stamani sono in corso perquisizioni in altre città italiane ( Milano, Torino, Roma, Napoli, Parma, Bari, La Spezia, Pistoia, Alessandria e Modena) anche a soggetti non indagati.
L'inchiesta sulla fondazione Open - da cui sarebbero scaturite queste perquisizioni - è emersa nel settembre scorso quando a Firenze venne perquisito lo studio dell'avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della Open, indagato per traffico di influenze illecite.
Tra i documenti che gli furono sequestrati, ci sarebbero i bilanci della Open e la lista dei finanziatori della fondazione.
L’avvocato Alberto Bianchi, ex presidente della fondazione Open, che dal 2012 al 2018 ha sostenuto le iniziative politiche dell’ex premier Matteo Renzi, al centro dell’inchiesta avviata dalla procura di Firenze e che oggi è culminata in una ventina di perquisizioni in molte città italiane in case e uffici di finanziatori della fondazione, è indagato per traffico d’influenze illecite e finanziamento illecito.
A precisarlo è il difensore di Bianchi, l’avvocato Nino D’Avirro.
«La perquisizione - spiega D’Avirro - viene eseguita in relazione alle sole ipotesi di reato di finanziamento illecito e traffico di influenze illecite, e non di altri reati come in maniera malevolmente suggestiva è stato comunicato da alcuni quotidiani». Nei confronti degli altri indagati nell’inchiesta, dei quali ancora non si conoscono il numero e l’identità, vengono ipotizzati a vario titolo i reati di riciclaggio, autoriciclaggio, appropriazione indebita aggravata, false comunicazioni sociali.
L’inchiesta della procura fiorentina, condotta dalla guardia di finanza e coordinata dal procuratore capo Giuseppe Creazzo e dal procuratore aggiunto Luca Turco, è finalizzata a chiarire i rapporti tra la fondazione Open e i suoi finanziatori. Nel settembre scorso, durante la prima perquisizione a carico di Bianchi, vennero sequestrati anche il bilancio della fondazione e gli elenchi dei finanziatori.
Il 24 ottobre scorso il tribunale del Riesame di Firenze ha respinto la richiesta di revoca del sequestro dei documenti avanzata dalla difesa dell’ex presidente della fondazione. Da quanto si apprende, nel corso delle perquisizioni scattate all’alba di oggi, gli investigatori delle Fiamme gialle starebbero cercando anche carte di credito e bancomat che sarebbero stati messi a disposizione di parlamentari. I finanzieri, inoltre, sarebbero incaricati dalla procura di trovare documenti, quali ricevute, relativi a presunti rimborsi spese versati dalla Open ad alcuni parlamentari.
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