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Finale. «JColors, patti traditi» I sindacati scioperano e pronti ad occupare

Finale. «JColors, patti traditi» I sindacati scioperano e pronti ad occupare

Sindaco, dipendenti e rappresentanti: «L’azienda tratti  Non può chiudere dopo la ricostruzione con soldi pubblici»

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FINALE. Stupore, rabbia, sconcerto. La decisione di JColors di chiudere lo stabilimento di Finale, appena ricostruito con i fondi per la ricostruzione post sisma, indigna l’intero territorio. «Non è accettabile», ha sentenziato ieri tra gli altri il sindaco di Finale, Sandro Palazzi, proprio evidenziando i 7,5 milioni erogati per la ricostruzione e per dotare lo stabilimento delle migliori tecnologie nel settore della produzione di vernici.. «I lavoratori di Finale non ci stanno e, unitamente alla Rsu, a Filctem-Cgil ed a Uiltec-Uil - spiega una nota congiunta dei due sindacati con la rsu - riuniti in assemblea respingono con sdegno la decisione aziendale di iniziare una procedura di licenziamento collettivo per ulteriori 40 lavoratori, dopo i ripetuti ridimensionamenti degli ultimi anni che hanno coinvolto sia lo stabilimento di Finale che quello di Lainate».

[[atex:gelocal:gazzetta-di-modena:modena:cronaca:1.37991460:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.gazzettadimodena.it/modena/cronaca/2019/11/23/news/il-colorificio-j-colors-chiude-a-finale-ultimatum-ai-32-lavoratori-1.37991460]]

La comunicazione formale, giunta senza alcun preavviso «in maniera unilaterale e inaccettabile nel metodo», fa preciso riferimento «alla intenzione di mantenere un’unica unità produttiva, quella di Lainate, con conseguente dismissione a Finale».

Un pericolo che si era fiutato lo scorso anno, quando a Lainate erano stati annunciati esuberi e trasferimenti a Finale. Anche i sindacati modenesi caddero nella errata convinzione che Finale, per la modernità dell’impianto, per l’esperienza di personale preparato che arrivava dalla tradizione ex Rossetti, sarebbe stata risparmiata. Ora invece parlano di «spregio a tutte le rassicurazioni che la proprietà, a suo tempo, aveva fornito sulla centralità strategica dello stabilimento finalese ritenuto efficiente e produttivo».

Cosa accadrà ora? «Useremo tutti gli strumenti a nostra disposizione, anche l’occupazione, se si renderà necessaria», preconizza Erminio Veronesi di Cgil.

Per ora è stato chiesto alla proprietà (e alla Regione) di aprire un tavolo di confronto «finalizzato a trovare soluzioni opportune che possano mantenere la produzione e l’occupazione nonché il mantenimento di uno stabilimento storico nuovo, di importanza storica per l’area nord della provincia di Modena».

È stato così proclamato lo stato di agitazione, con un primo pacchetto di ore di sciopero (16) da effettuare nei prossimi giorni, con il blocco di tutte le flessibilità e delle ore straordinarie secondo le modalità previste dalle Rsu. —


 

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