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La “Turchi Cesare” dichiarata fallita Perduti cento posti

La “Turchi Cesare” dichiarata fallita Perduti cento posti

L’impresa di asfalti con stabilimento a Marzaglia aveva chiesto il concordato in luglio Addetti coperti da ammortizzatori. Si spera nella cessione

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MODENA. Dopo oltre 50 anni di storia industriale l’azienda “Turchi Cesare srl”, che ha sede legale a Rubiera di Reggio Emilia e stabilimento operativo a Marzaglia, frazione di Modena, nel luglio scorso era stata costretta a chiedere il concordato. Ora arriva la notizia che la Turchi Cesare non ha nemmeno presentato il Piano concordatario entro il termine fissato dal tribunale e per questo è inevitabilmente arrivata la dichiarazione di fallimento dell’azienda.

Una sentenza emessa dal tribunale di Reggio che cambia le carte in tavola mettendo la liquidazione dell’azienda nella mani del giudice delegato, senza precludere però la strada alla cessione del ramo dell’azienda che si occupa dell’intera filiera dei bitumi, dall’estrazione della ghiaia fino alla lavorazione e alla stesura. La Turchi ha preso parte ad alcuni tra i più rilevanti appalti in Emilia e non solo, dalla copertura dell’asfalto dell’Autobrennero fino ai ponti di Calatrava.

Negli anni la famiglia Turchi ha cercato di diversificare le attività per scongiurare la crisi delle commesse pubbliche, rimaste il principale introito dell’impresa, che la scorsa estate contava circa 100 dipendenti a cavallo delle due province di Reggio e Modena e che aveva diversificato aggiungendo all’asfaltatura anche la costruzione di impianti per aziende ceramiche e di capannoni per le grandi insegne dei supermercati, fino alla produzione di energia con il biometano. I dipendenti ora sono coperti dagli ammortizzatori sociali.

A pesare sulla Turchi anche la partecipazione ai grandi project financing, come quello per la Cispadana o la Campogalliano - Sassuolo, nei cui Cda era membro il patron Vitaliano Turchi, già presidente del collegio degli imprenditori edili di Modena. Prima che la crisi mordesse a fondo, l’azienda raggiungeva i 50 milioni di fatturato, scesi a 29 milioni nel 2017. I debiti superavano i 44 milioni di euro in quell’anno. Turchi sta lavorando ancora per cedere il ramo. Un pretendente sarebbe già alla finestra e si tratterebbe di un ex competitor che potrebbe puntare al portafoglio commesse sostanzioso e all’avvio della cava di Modena (davanti alla Campogalliano-Sassuolo), investimento effettuato dieci anni fa ma sbloccato solo ora. —
 

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