Gazzetta di Modena

Modena

Quando le parole feriscono più di ogni attacco fisico

Gaia Filippi

Il libro della sociologa Elisa Rossi di Unimore 

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Un atto di violenza sulle donne non è esclusivamente di tipo fisico, non sempre le sue conseguenze sono tangibili e manifeste poiché, talvolta, la violenza viene perpetrata attraverso le parole. Le sole cicatrici che lascia sono invisibili agli occhi ma altrettanto devastanti per chi ne è vittima. Si tratta di violenza psicologica o verbale, che in un crescendo d’intensità spesso sfocia in atti di maltrattamento fisico o ad essi si alterna. A parlarne e ad analizzare questa tematica, ancora (troppo) poco conosciuta ed approfondita, è la dottoressa Elisa Rossi, sociologa e docente di Sociologia delle Relazioni di Genere presso il Dipartimento di studi Linguistici e Culturali di Unimore. Il libro da lei curato, dal titolo “Senza di me non vali niente”, è il punto di partenza della conferenza tenutasi presso il Dipartimento di Giurisprudenza di Modena. Nel volume confluiscono diverse discipline, dalla sociologia alla psicologia passando per la pedagogia, al fine di declinare le diverse sfaccettature con cui si manifesta la violenza verbale, con lo scopo ultimo di insegnare a riconoscerla, combatterla e preferibilmente prevenirla.

«Il volume nasce con l’idea di render conto della due-giorni di studi e approfondimenti circa le violenze verbali sulle donne, tenutesi tra l’8 e il 9 marzo 2016 che hanno visto la messa in scena dello spettacolo teatrale “Polvere”, spunto di partenza per le consecutive indagini in materia» puntualizza la sociologa Rossi.

«Più volte parlando di violenza sulle donne la narrazione mass-mediale o dei diffusissimi social si concentra su quella di tipo fisico, più evidente e manifesta, mentre resta inesplorata la sfera emotiva e psicologica della violenza verbale. Essa tuttavia è altrettanto nociva, si insidia in modo più subdolo ed è quindi importante studiarla e parlarne per sdoganare i tabù, i luoghi comuni e la forma mentis profondamente radicati nella società attuale».

«A dispetto di quanto si tenda superficialmente a credere, questo genere di sopruso va oltre le mere dinamiche di coppia - spiega Rossi - sono talvolta di tipo economico, culturale o istituzionale; estese anche in ambito sportivo o di bullismo nelle scuole. Lo stalking, lo slut shaming, il victim blaming o gli hate speeches sono solo alcuni degli esempi citabili». Rossi afferma che «è opportuna una rilettura del termine “femminicidio” che non tenga in considerazione il solo acme ma che soppesi il continuo iter di violenze che precedono l’uccisione stessa. La prima arma di prevenzione, in una materia che nasce e vive nella comunicazione verbale, non può che essere l’informazione: conoscere i moti e le cause scatenanti dei maltrattamenti risulta l’arma vincente per uscire dalle sue gabbie, per saperle individuare e rifugiarsi da esse».

Il primo nodo da sciogliere concerne l’interpretazione che si tende ad attribuire ai fenomeni di violenza sulle donne: «Il fenomeno della violenza maschile sulla donna va interpretata come fenomeno con radici sociali e culturali innestate nei sistemi patriarcali, i quali si fondano a loro volta sulla disparità di potere. Abusi, isolamento, violenze economiche, intimidazioni, ricatti e minacce dal carattere latente e ripetitivo sono i campanelli d’allarme a cui prestare maggiore attenzione». —



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