Gazzetta di Modena

Modena

ZOCCA 

Angelo Rainone condannato all’ergastolo «Fu lui ad uccidere Breno e Ugo Bertarini»

Angelo Rainone condannato all’ergastolo «Fu lui ad uccidere Breno e Ugo Bertarini»

La sentenza della Corte d’Assise: «Risarcisca l’ex moglie e i figli per un milione e 450mila euro». Le difese: «Ricorriamo»

3 MINUTI DI LETTURA





ZOCCA. «La Corte d’Assise di Modena condanna Rainone Angelo alla pena dell’ergastolo con isolamento diurno per la durata di anni due».

Alle 17 di ieri, dopo circa 4 ore di Camera di Consiglio, il presidente della Corte, dottor Gin Tibaldi, ha letto la sentenza che risolve in questa fase il duplice atroce omicidio di Zocca, ad un anno e 8 mesi dal ritrovamento dei cadaveri dei fratelli Ugo (ex suocero di Rainone) e Breno Bertarini.

Rainone, 60enne, ha assistito impassibile, prima di essere riaccompagnato in carcere dalla polizia penitenziaria. Unica reazione, proprio con uno degli agenti, all’uscita del tribunale, di fronte alle telecamere che attendevano all’esterno: «Non rompere i c.... anche tu».

Una sentenza articolata (l’accusa era di duplice omicidio aggravato e di stalking) che ha accolto comunque tutte le richieste della Procura della Repubblica e delle parti civili (l’ex moglie e i due figli di Rainone). L’imputato è stato infatti condannato alla rifusione delle spese processuali, interdetto dai pubblici uffici e interdetto legalmente «per tutta la durata della pena», quindi allo attuale per sempre. Privato della potestà genitoriale, dovrà inoltre risarcire l’ex moglie, che ha perso il padre e lo zio nella mattanza andata in scena alle 8 del 26 febbraio 2018 nell’azienda San Giacomo di Lame: 400mila euro per il padre, 200mila per lo zio, più 50mila euro quale erede. A ciascuno dei due figli di Rainone vanno 400mila euro a testa. In totale i 1450mila euro richiesti dall’avvocato Stefani, che nella mattinata aveva duramente replicato alle pesanti insinuazioni che la difesa ha mosso nei confronti di due dei principali testimoni, proprio la moglie e il figlio più grande di Rainone.

La Corte, che si è presa 90 giorni per depositare la motivazione, ha anche ordinato la distruzione dei corpi di reato, in particolare della roncola con cui i due fratelli, colti di sorpresa, vennero colpiti decine di volte al capo e alla gola, così come a mani e gomiti. Per l’accusa, accadeva al termine di anni di minacce e di odio crescente, in quanto Rainone era stato estromesso dall’azienda (dove era socio all’1%) dopo la sua pretesa di imporsi e comandare sui due anziani fratelli. Non avendone fatta menzione, si deduce dal dispositivo che la Corte ha ritenuto provate le aggravanti contestate, ovvero la premeditazione, la crudeltà e, in ipotesi, la recidiva, nel senso che Rainone in passato aveva avuto problemi di droga. Ad assistere alla sentenza, oltre a tanti giovani che stanno studiando da praticanti presso gli uffici di Procura e giudici, o presso studi legali, c’erano altri Pm. Con il procuratore aggiunto De Giorgi ad affiancare il pm Lucia De Santis, titolare delle indagini, e i carabinieri del Nucleo Investigativo di Modena (gli stessi dell’inchiesta Aemilia, o da ultimo dei casi Esposito e Tondi) che con i colleghi del Norm Pavullo e Zocca hanno attentamente raccolto i primi elementi necessari ad inquadrate la sconcertante vicenda. All’uscita, i legali difensori di Rainone, gli avvocati Samantha Amodio e Francesca Lazzeri, convinte che non ci siano prove decisive per la condanna di Rainone, si sono limitate a confermare: «Leggeremo le motivazioni, ma è nostra intenzione fare appello».

In mattinata, nelle repliche, avevano ribadito le loro richieste: assoluzione, oppure perizia psichiatrica, quantomeno la non concessione delle aggravanti e di risarcimenti ritenuti ingiusti. Il pm De Santis, invece sulla richiesta in extremis di perizia si era ulteriormente opposta. Così all’uscita l’avvocato di parte civile, Andrea Stefani. «Crediamo sia una sentenza che restituisce giustizia postuma alle vittime. L’interesse nostro non era certo risarcitorio, ma di dare un contributo perché fosse fatta chiarezza rispetto ad una violenza indicibile contro due persone per bene che non avevano fatto davvero nulla per meritarsi quella fine terribile». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google