«Più comunicazione con chi assiste i malati»
Luca Cavazzuti era legato alla madre Norma Baraldi da un amore profondo. Norma soffriva di una malattia degenerativa: l’Alzheimer che, a poco a poco, ha fatto perdere conoscenza all’anziana, fino alla sua scomparsa. Ora Luca desidera che la sua esperienza sia di beneficio ad altre famiglie che avranno necessità di ricoverare i propri famigliari a causa di malattie simili. In particolare, si concentra sulle cure palliative e, come ha sottolineato in un reclamo rivolto all’Ufficio relazioni con il pubblico, sul diritto che queste vengano somministrate ai pazienti, anche in ospedale. Reclamo al quale il “Ramazzini ha risposto in forma cartacea dimostrando di tenere in considerazione le mie esigenze” afferma Luca. «Inizialmente, mia madre è stata ricoverata al Ramazzini. Apparentemente gli esami davano un esito confortante, ma si era evidenziata una necessità di idratazione a causa dell’Alzheimer - racconta Cavazzuti - Poi le è stato diagnosticato un inizio di polmonite che si poteva guarire con l’antibiotico, mi hanno detto. Successivamente è avvenuto in ricovero in Medicina prima. Una volta dimessa, ha manifestato un’insufficienza respiratoria. Ed è stata ricoverata di nuovo e la polmonite si è aggravata. Da lì è iniziato il calvario, con il trasferimento in Lungodegenza. Io avrei voluto trasferirla all’hospice di Mantova, poi però l’ho lasciata al Ramazzini. Chiamavo gli infermieri perché le fossero garantite le cure per non fare soffrire mia mamma, supplicavo i medici di darle della morfina. Un giorno, quando la situazione è precipitata, ho contattato l’ambulatorio infermieristico: mi ha risposto un addetto che mi ha detto: “Non possiamo intervenire all’interno dei reparti”. Per questo ho sporto un reclamo ufficiale all’Ausl. La legge 38 del 2010, infatti, dice che ogni cittadino in fase terminale, quando nessuna cura ha più efficacia, ha diritto, in base al proprio dolore, di applicare le cure palliative. Queste cure eliminano il dolore, sedano, quindi, ma fanno perdere anche la coscienza. Mi è stato spiegato che c’è un problema a livello di personale medico e infermieristico per praticar le cure palliative. Se vengono praticate agevolmente negli hospice, in Oncologia e a domicilio, io ho trovato complicazioni, nel mio caso, nel vederle somministrate». «È un diritto del malato terminale richiederle, anche in ospedale - continua Luca - Serve informare il più possibile i cittadini sui loro diritti. Mi auguro che in questo istituto siano risolti in breve tempo i problemi del personale per applicare le cure palliative in modo più efficiente anche in Lungodegenza». —
S.A.
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