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Ancora un anno di lavoro per ritrovare l’Orto Botanico

Stefano Luppi
Ancora un anno di lavoro per ritrovare l’Orto Botanico

Nuova manutenzione e adeguamento sismico per il complesso del 1758 Ora pausa forzata invernale per non compromettere la salute delle piante in serra 

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«Lo storico Orto Botanico di Unimore - spiega la responsabile del procedimento, l’architetto Anna Gelli - dovrebbe essere di nuovo interamente fruibile a fine 2020. Noi stiamo lavorando, anche con la collaborazione della Soprintendenza, e continueremo fino a Natale. Poi riprenderemo a primavera per concludere i lavori nell’estate».

L’architetto descrive come si sta evolvendo la situazione in un luogo importante della città, forse ancora non conosciuto a dovere nonostante le tante iniziative. Quello modenese, infatti, collocato in una porzione dei giardini ducali, è uno dei più antichi orto botanici d’Italia, voluto a metà Settecento da Francesco III d’Este e ancora oggi, nonostante un esteso “taglio” della superficie, con un ruolo importante anche per lo studio e la ricerca. Dai primi dell’anno è sottoposto a una manutenzione approfondita dedicata in particolare al miglioramento sismico visto che la struttura settecentesca e quelle successive sono state danneggiate dal sisma del maggio 2012. I fondi, pari a un milione e 180 mila euro, arrivano dalla Regione Emilia Romagna e sono destinati alla azienda che ha vinto l’appalto, la Arte Costruzioni di San Prospero. «Nell’approfondire le analisi sulle strutture - continua l’architetto Gelli - abbiamo dovuto prendere atto che vanno fatti degli interventi aggiuntivi e per questo abbiamo chiesto una variante al progetto. Occorre, inoltre, il via libera della Soprintendenza. In particolare si è notato che la parte più degradata e vulnerabile delle strutture è quella delle coperture che sono realizzate in legno. Dovendoci mettere mano e avendo notato questi problemi strutturali diventava ovviamente indispensabile metterci mano e quindi la nuova tempistica serve a questo. Bisogna infatti tenere presente dell’età di questi stabili e anche il tipo di struttura: non siamo davanti alla edificazione di un palazzo importante, ma di strutture di maggiore vulnerabilità». Il terremoto di quasi otto anni fa ha fatto il resto, continua la progettista: «Già anche perché purtroppo già nel 2011 ci fu un buon progetto di restauro che però non venne realizzato per vari motivi. Poi il terremoto e le crepe che le scosse hanno provocato: si vedevano anche a occhio nudo, ma noi le abbiamo fatte valutare da persone specializzate in modo da intervenire in modo adeguato». Infine i tempi che, come detto, si allungano di alcuni mesi: «Noi - termina l’architetto responsabile dei lavori - lavoriamo fino alle festività di Natale. Dopodiché dovremo riprendere a primavera. Dobbiamo infatti occuparci della parte antica riguardante le serre nella parte ‘nobile’ dell’orto botanico e qui per l’inverno sono collocate le piante che non sopportano le basse temperature. Abbiamo valutato, insieme a chi lavora in questo luogo, di spostarle in altra sede, ma oltre che costoso per i tecnici era anche pericoloso per la vita di questi esemplari. Si è quindi deciso di portare avanti alcuni mesi e quindi riprendiamo a primavera. Dovremmo finire in estate e poi dovremo mettere mano anche agli impianti naturalmente. Conto, incrociando le dita, che tutti possano rientrare in questi magnifici spazi per la fine del prossimo anno». Per i turisti sarà il “nuovo” gioiello di Modena. —



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