Crac Valli del Cimone Decreto ingiuntivo al Comune di Pavullo
Il liquidatore, in base alle quote con gli altri Comuni, chiede il pagamento di 121mila euro. Verso la causa civile
Stangata sul Comune per il caso Valli del Cimone. Lunedì il Tribunale delle Imprese di Bologna ha emesso un decreto ingiuntivo della bellezza di 121.713 euro nei confronti del municipio a copertura del maxi debito del consorzio di promo-commercializzazione messo in liquidazione un anno fa. Un “profondo rosso” per una cifra variabile dai 600 ai 900mila euro, a seconda di annessi e connessi. Per cui il liquidatore Corrado Cavallini, dopo un confronto inefficace con i sindaci, ha deciso di passare alle maniere forti: a settembre sono arrivate le prime tre ingiunzioni di pagamento per Sestola (31.756 euro), Fanano (30.504 euro) e Montecreto (24.495 euro). Adesso tocca a Pavullo con una cifra ben superiore, calcolata non in base alle quote consorziali detenute (una, come per tutti i Comuni) ma ai servizi prestati dal consorzio. Ed è in corso di emissione anche un altro maxi decreto da più di 100mila euro destinato all'Unione. Scontata in entrambi i casi l'opposizione all'atto (che dà 40 giorni di tempo), così com'è stato per Sestola, Fanano e Montecreto. E questo significa una cosa sola: avvio di una causa civile e battaglia in Tribunale, dato che in questo periodo non c'è stato nessun tentativo di conciliazione tra le parti. «Io e i miei collaboratori riteniamo del tutto infondate le opposizioni e siamo prontissimi a fare valere le nostre ragioni in sede giudiziaria – spiega Cavallini – anche se non si può nascondere il rammarico di fronte al comportamento di enti pubblici che non vogliono affrontare l'evidenza delle cifre e continuano a spendere soldi che fanno solo aumentare la spesa per la collettività. Io l'ho già detto: vado fino in fondo». Il quadro di conflitto è noto: per il liquidatore i soci del Valli devono pagare in base ai servizi che hanno avuto dal consorzio, mentre per i Comuni il riparto va effettuato in base alle quote dell'ente che ciascuno deteneva. Cioè una per Comune (18 per l'Unione), di fronte alle 124 totali. Con questa logica però si troverebbero a subire una batosta le associazioni di categoria (Confcommercio, Cna, Confesercenti e Lapam) che avevano rilevato una ventina di quote ciascuna quando la Provincia, a seguito della spending review, aveva dismesso tutte le sue. Per Cavallini invece le associazioni hanno già saldato il dovuto con 15mila euro a testa. —
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