“Ing.Ferrari”, la crisi come opportunità: da 17 a 88 milioni negli ultimi 8 anni
Il giovane Ad Francesco Ferrari racconta la trasformazione dell’azienda di impiantistica industriale in general contractor per grandi commesse
L’INTERVISTA
L’azienda ha sede a Modena e si chiama Ing.Ferrari, dove “Ing.” sta ovviamente per ingegnere e non a caso nella sua storia ultracentenaria è sempre stata guidata da ingegneri. Dal fondatore Carlo Ferrari, ed era il 1917 in via dei Servi, poi al nipote fino all’attuale presidente Pietro Ferrari, noto non solo come imprenditore ma anche per gli incarichi in Confindustria e la presidenza di Bper Banca. Anche lui ingegnere come tutti i predecessori. Ora, per la prima volta nella lunga vicenda aziendale, alla guida non c’è un ingegnere perché da due anni e mezzo l’amministratore delegato è Francesco Ferrari, 35enne figlio di Pietro, laureato in economia aziendale. Con Francesco Ferrari è interessante ripercorrere l’itinerario di crescita dell’azienda negli ultimi anni, che stanno proiettando la “Ing.Ferrari” in ambiti sempre più impegnativi. Al punto che in otto anni questa realtà imprenditoriale è passata da un fatturato di 17 milioni a circa 88, che è la stima dei ricavi al prossimo 31 dicembre. È lo stesso Francesco Ferrari a spiegare la virata verso l’alto che trae spunto dalle scelte di una decina di anni fa: «La nostra azienda – dice il giovane Ad – prima si occupava solo di impiantistica industriale, della manutenzione quotidiana all’interno degli stabilimenti. La “Ing.Ferrari” era soltanto un tassello della filiera delle costruzioni».
Poi ecco il momento della scelta più impegnativa.
«Prima nelle grandi commesse ci occupavamo di lavori settoriali che ci venivano assegnati da un general contractor, il contraente generale che riceve l’incarico dal committente e coordina tutte le attività. Abbiamo così deciso di compiere un passo notevole iniziando a proporci per la totalità dei lavori, in poche parole come general contractor e questo proprio nel pieno della crisi di quegli anni».
Il classico esempio della crisi vissuta come opportunità per crescere.
«Noi quella opportunità l’abbiamo colta. Eravamo di fronte al bivio: da una parte il rischio di scomparire, dall’altra investire per crescere. Le richieste di alcuni clienti che avevano la necessità di realizzare investimenti complessi e in tempi certi hanno fornito l’occasione per organizzare una struttura di competenze, tutte interne, capace di gestire un processo edilizio completo in qualità di vero general contractor».
E in pochi anni avete realizzato stabilimenti di notevole prestigio.
«Stabilimenti per TwinSet,. Whirlpool, Ferrari, Celine e più di recente realizzazioni per colossi come Basf e Zambon Farmaceutici. Non ci occupiamo solo di costruzioni dalle fondamenta ma anche di trasferimenti di macchinari e strumenti e dopo la realizzazione di uno stabilimento i nostri interventi proseguono con la gestione della manutenzione di tutto l’edificio, di laboratori. Questa struttura si collega a un indotto significativo perché siamo in grado di fornire tutta la filiera necessaria, un indotto che impegna 300 persone al giorno».
Le realizzazioni di maggiore soddisfazione?
«Il cantiere per Celine a Radda in Chianti, in provincia di Siena, è una struttura per la produzione di borse e pelletteria costruita in una stupenda zona collinare, al centro della valle e la realizzazione in vetro in cui si riflettono le colline e i vigneti credo sia eccezionale anche dal punto di vista estetico. Il paesaggio è ben visibile anche per i 250 lavoratori impegnati nell’attività produttiva. Una soddisfazione non di poco conto quando, nel giorno dell’inaugurazione, il sindaco ci ha ringraziati non solo per l’esito dei lavori ma soprattutto, e non era di certo tenuto a farlo, per il modo in cui abbiamo gestito la nostra presenza nella zona nei 12 mesi del cantiere, in maniera rispettosa e senza essere invasivi sul territorio. Un termometro che conferma come ci si stia muovendo nella direzione giusta».
Da anni lavorate per la Ferrari di Maranello.
«La realizzazione del nuovo Centro Stile all’interno della Ferrari era un incarico molto complicato anche per l’esigenza di organizzare un cantiere senza intralciare la normale attività lavorativa. Avevamo anche realizzato il nuovo Centro Tecnico: Ferrari ci sta rinnovando la sua fiducia da 40 anni e ci ha sempre considerati fra i suoi partner. Di recente abbiamo ricevuto dalla Ferrari il Premio Fast come migliore fornitore in tutto il mondo di beni indiretti proprio per le due grandi realizzazioni a Maranello in qualità di general contractor: un riconoscimento di cui siamo orgogliosi. Un altro impegno notevole deriva dagli incarichi nel settore farmaceutico, come quello dell’azienda Zambon di Vicenza. Il lavoro che riguarda l’impiantistica in stabilimenti di questo tipo è impegnativo per la realizzazione delle cosiddette pareti farmaceutiche, che presentano caratteristiche speciali non paragonabili alle realtà di altri stabilimenti».
In questo settore c’è stata anche un’acquisizione nel 2018.
«Abbiamo acquisito la maggioranza di Sae Scientifica, società che ha sede a Rho nel Milanese ed è specializzata nelle manutenzioni di apparecchiature scientifiche da laboratorio per società farmaceutiche e chimiche. Si è ampliata la gamma dei nostri servizi in un altro settore importante ma non ci fermeremo qui. L’espansione potrà continuare già nel 2020 con una acquisizione ulteriore. La struttura aziendale è stata anche rivista con l’incarico a un direttore generale come Alessandro Sala».
Un crescita ponderata con cura, graduale e costellata da qualche scelta prudenziale.
«Credo che per qualsiasi azienda non sia facile dire di no di fronte a una commessa del valore di 30 milioni di euro. Noi abbiamo valutato con attenzione un incarico in Svizzera, a Zurigo, e non ci siamo sentiti pronti per un lavoro di quelle dimensioni. Ora è evidente che ci stiamo attrezzando guardando verso l’estero e stiamo crescendo proprio per essere pronti e alla prossima occasione non dovere più dire di no».
Non deve essere semplice assumere sempre più il controllo delle redini aziendali da un padre come Pietro Ferrari, conosciuto non solo come imprenditore.
«Io ho sempre voluto fare questa attività. Ricordo che già da bambino, sia pure senza capire bene di cosa si trattasse, mi piaceva venire in azienda ed era attratto da quello che vedevo fare. Una convinzione che con il tempo non è mai venuta meno e tuttora faccio l’imprenditore con una passione sincera. Mio padre devo solo ringraziarlo per come ha saputo gestire il mio ingresso in azienda e la mia crescita fino ad affidarmi responsabilità e autonomia crescenti».
Ma vi capiterà di litigare.
«Il vero e proprio litigio non c’è mai stato perché condividiamo una visione generale e strategica. Quando non siamo d’accordo c’è sempre un confronto sano. I litigi autentici con mio padre ci sono stati ma sempre per ragioni di vita personale, estranee all’azienda». —
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