Gonzo: «Ricorreremo Situazione complessa va rivalutata meglio»
«Sì, andremo in appello perché bisogna andare fino in fondo a questo caso», replica l’avvocato Alessia Gonzo che assiste l’immigrato albanese che ha chiesto di accertare la paternità per la figlia “naturale” di sua moglie. Il motivo è che, a suo avviso, questa causa è stata chiusa in base a una valutazione negativa del suo assistito, senza considerare una situazione molto più complessa.
«Partiamo dal fatto che il mio e sua moglie sono ancora sposati dodici anni dopo la nascita di questa bambina, che la moglie ha dichiarato all’anagrafe di aver concepito con altro uomo, quindi fuori dal matrimonio. Loro sono ancora uniti, non hanno mai fatto domanda di separazione, né lui ha chiesto l’annullamento. È normale che manifesti un interesse per la bambina e non solo in relazione a sua madre. I Servizi sociali che si sono occupati della ragazza hanno ascoltato esclusivamente quello che avevano da dire su di lui la madre e la bimba. E la bimba ha detto solo che non conosce il padre, che non sa chi è. Lui non è mai stato ascoltato».
Il padre è però un pregiudicato espulso dall’Italia e il sospetto evidente è che questa sia stata solo una manovra per ottenere un ricongiungimento familiare. Ma l’avvocato Gonzo lo rifiuta: «D’accordo, non è uno stinco di santo, ha commesso dei reati, è stato condannato ed espulso. Ma questo suo modo di vivere non può compromettere di per sé il suo desiderio di essere padre». Ma la legge così com’è non permette di verificare se la figlia di sua moglie sia anche sua figlia, come sostiene. «È l’aspetto più importante di questa causa. È emerso un vuoto normativo. La Corte Costituzionale dovrebbe esprimersi in merito».
«È l’insieme della situazione da valutare. La stessa madre della ragazza anche se citata è rimasta contumace: perché? E le relazioni del Servizi sociali non possono bastare». —
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