Scacchetti: «È emersa una lacuna legale da Corte Costituzionale»
«Questa causa è sicuramente unica nel suo genere. Siamo di fronte a una coppia sposata che non si è mai separata ma non ha mai neanche convissuto, al punto che la signora ha avuto una seconda figlia “naturale” (quindi non dal marito) e ora vive da un’altra parte in Italia disinteressandosi di questa causa. Il marito ha avanzato questa azione di riconoscimento di paternità solo per regolarizzare la sua presenza in Italia quando stava per essere espulso».
Maria Grazia Scacchetti è l’avvocato e docente a Giurisprudenza nominato dal giudice curatore speciale della bambina al centro della causa. È convinta che la decisione del giudice sia stata quella più corretta. «Lo dico non solo perché è emersa un’evidente lacuna nella legge del 2012 sulla Riforma del Diritto di Famiglia che meritava di essere valutata dalla Corte Costituzionale. In realtà, mi era bastato leggere la fedina penale del marito e poi le relazioni dei servizi sociali sulla ragazza per capire che questo avvicinamento paterno poteva produrre conseguenze negative sulla stabilità della bambina che oggi, a dodici anni, è una ragazza. Parliamo di una ragazza che non ha mai conosciuto suo padre e che si sta costruendo una vita dopo anni difficili».
«Quello che più mi ha colpito - spiega l’esperta di diritto di famiglia - è il marito di sua madre. Avvia la causa per rivendicare di essere il padre ma nella domanda di accertamento col test del Dna non dice una sola parola su cosa vuole fare con la bambina, se ha un progetto genitoriale, se è disposto a mantenerla nella sua crescita e nei suoi studi, se ha un progetto educativo-relazionale per lei, se intende frequentarla. Non c’è niente perché è evidente che questa domanda serviva solo a tornare in Italia attraverso un ricongiungimento familiare. E questo aspetto i giudici lo notano chiaramente nella sentenza. Per questo l’interesse del minore viene tutelato non avvicinandolo a lei». —
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