Fallimenti nella ricostruzione I subfornitori a bocca asciutta
Cna rilancia il problema dei mancati pagamenti alle aziende in subappalto «Da anni proponiamo di qualificare i loro crediti»
L’ultima è una ditta di lattoneria che ha visto sfumare circa 20mila euro per un lavoro in subfornitura. Perché da anni tra i principali problemi legati alla ricostruzione c’è quello delle grandi aziende capofila che falliscono, lasciando artigiani e piccole attività senza soldi. Ora, Cna rilancia una proposta già avanzata in passato e mai raccolta dalla politica.
La questione ha una premessa nella legge fallimentare, che dipende ancora oggi da un Regio Decreto del 1942: in caso di fallimento i crediti vengono pagati alle imprese sulla base di una “classifica” che privilegia i soggetti più deboli come dipendenti ed artigiani. Oggi, però, molte piccole imprese non hanno natura artigiana (srl o snc). Ebbene, tutte queste aziende, in caso di fallimento, sono all’ultimo posto della graduatoria.
«Come è noto - spiega Cna - la ricostruzione del sisma si basa su risorse pubbliche utilizzate sulla base di uno schema preciso: i cantieri, pubblici e privati sono affidati ad un unico appaltatore che poi suddivide i diversi lavori tra vari sub appaltatori. Ma cosa succede se l’appaltatore fallisce o è ammesso ad una procedura concorsuale? Tutte le sue risorse, comprese quelle legate alla ricostruzione, vengono distribuite sulla base della “classifica”, e così succede che la piccola impresa che ha lavorato per il cantiere alimentato dalle risorse pubbliche, ma classificata agli ultimi posti della graduatoria fallimentare, non vedrà il becco di un quattrino, con il rischio di fallire a sua volta».
«Cna - commenta Alberto Papotti, segretario provinciale Cna - ha più volte proposto e sollecitato un emendamento che risolvesse questo corto circuito legislativo. In che modo? Sfruttando un aspetto della Legge Fallimentare che prevede l’esistenza di crediti in prededuzione, cioè crediti che sfuggono alla ripartizione classica sopra descritta e che hanno precedenza assoluta».
La proposta era ed è questa: inserire i crediti di subappaltatori e subfornitori legati a commesse alimentate da risorse pubbliche tra questo tipo di crediti in prededuzione. «Una richiesta - prosegue l’associazione - che venne anche presentata al Comune di Mirandola nel 2016 e resa nota a tutti livelli istituzionali, sia quelli regionali che nazionali, perché questo emendamento, tra l’altro, avrebbe appunto un valore nazionale, potendo applicarsi in occasione di tutte le calamità naturali di cui il nostro Paese è troppo spesso vittima».
«Una proposta semplice, altrettanto semplicemente applicabile, se solo ci fosse la volontà politica di risolvere un problema - sottolinea Papotti - più grave ogni giorno che passa, cisto che l’emendamento non può avere valore retroattivo. È superfluo fare la cronologia di chi avrebbe potuto e ancora oggi potrebbe intervenire in tal senso. Rimane, invece, l’amarezza». —
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