«La tracciabilità scientifica valorizza le materie prime»
Il presidente Biondi: «La denominazione di origine è un mezzo per rispondere ai problemi di sicurezza alimentare»
«Il territorio imprime una matrice ben precisa: basta saperla cercare».
A ribadirlo, nel suo intervento al convegno di ieri al Centro interdipartimentale grandi strumenti dell’Università di Modena e Reggio Emilia, è stato Claudio Biondi, presidente del Consorzio Lambruschi modenesi e vicepresidente di Cantine riunite & Civ.
«Le province di Modena e Reggio Emilia producono un milione e 800mila quintali di uve da Lambrusco Dop e Igp - spiega - per una produzione che arriva a 150 milioni di bottiglie. Tutto questo ha consentito la valorizzazione del territorio rurale, con il consolidamento di produzioni di qualità, creando valore aggiunto, mentre la filiera dell’uva contribuisce a far funzionare tutto il sistema agroindustriale».
Dopo aver ricordato che «la denominazione di origine rappresenta un mezzo per rispondere ai problemi di sicurezza alimentare e tutelare il consumatore e la qualità del prodotto», Biondi ha condiviso il pensiero del professor Marchetti, che ieri ha presentato il nuovo laboratorio di spettrometria di massa isotopica, che consente di risalire all’area di produzione dell’uva utilizzata per il Lambrusco.
«L’ambiente imprime una matrice ben precisa - ha ribadito il presidente del Consorzio Lambruschi - ed è importante saperla cercare, perché la tracciabilità scientifica permette di individuare e valorizzare le materie prime».
Quindi, a proposito del progetto “Smart innova food”, Biondi ha fatto notare che «si tratta di un percorso funzionale agli scopi delle imprese vitivinicole che rivendicano le denominazioni di origine, contribuendo così a tutelare la qualità del prodotto e a contrastare le alterazioni e le sofisticazioni».
Chiudendo il suo intervento al Centro interdipartimentale grandi strumenti, il presidente ha quindi ricordato che i consorzi del Lambrusco sono «convinti assertori della necessità di avere al più presto uno standard unico nazionale per la sostenibilità del settore vitivinicolo: finalmente - ha chiuso il presidente del Consorzio Biondi - proprio nei giorni scorsi il ministero ha fatto una scelta che va in questa direzione». —
L.G.
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