Nessun lavoro sulla frana Le famiglie restano isolate
Gordana Radin preoccupata per il marito che tornerà a casa dopo il ricovero in ospedale «Devo chiamare i pompieri? Il presidente Bonaccini mi aiuti»
SERRAMAZZONI. A due settimane dal sospirato affidamento dei lavori (alla ditta Sargenti di Riccò), ancora nulla si muove in via Casa Chesi a San Dalmazio, dove due famiglie (di cui una di ottantenni) sono isolate da maggio per una frana. Il caso esploso il 7 novembre con la protesta di Gordana Radin, arrivata davanti al municipio con il cartello “Sindaco dimettiti” piena di rabbia per il ricovero di suo marito 67enne per una polmonite presa col freddo patito nell’andare tutti i giorni a prendere legna con la carriola, vista l’impossibilità di riscaldare casa col gpl. La frana infatti impediva e impedisce tuttora il passaggio del camion per il rifornimento.
Adesso la famiglia non deve più andare a prendere legna, dopo che - su intervento del maresciallo Mantini - gli operai comunali hanno trasportato i 30 quintali della catasta a casa della signora. Ma la scorta cala, la bombola di gpl di supporto è ormai finita e soprattutto il marito è in dimissione dall’ospedale dopo un mese: «Come faccio a portarlo a casa? Devono venire i vigili del fuoco assieme all’Avap, come quando lo hanno portato via?» si chiede Gordana, ormai veramente all’esasperazione.
«Abbiamo portato tutta la pazienza del mondo - sottolinea - ma francamente la situazione è inconcepibile: ci sono dei residenti in difficoltà, i lavori sono affidati, l’inverno è alle porte, non è certo un’opera gigantesca quella da fare. Perché non si parte? La scorsa settimana ci sono stati diversi giorni di sole... Si aspetta il secco perfetto? Ma quando mai potrà esserci d’inverno? Devo fare un esposto alla Procura? Lo faccio, se c’è bisogno».
Ma prima delle vie giudiziarie la signora rivolge un ultimo appello: «Mi rivolgo al presidente della Regione Bonaccini: lo so che ha un miliardo di cose da fare, ma per quanto possibile, attraverso la struttura regionale, intervenga sul Comune per sbloccare la situazione. Mi dimetteranno il marito tra pochi giorni in condizioni complicate: non deve prendere freddo, dev’essere trasportato davanti a casa. Ma così è impossibile. Non ci dormo più la notte...». —
D.M.
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