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PAVULLO 

«L’umanità dell’ospedale ha alleviato il nostro dolore»

Daniele Montanari
«L’umanità dell’ospedale ha alleviato il nostro dolore»

Il marito e la figlia dell’infermiera Roberta, morta a 51 anni dopo tanta sofferenza «In Medicina Acuti tutti si sono prodigati per lei e per noi, straziati dal dolore»

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Una lettera per ringraziare non solo delle cure, ma dell'affetto mostrato in mille modi nei lunghi mesi di malattia di una persona carissima.

L’hanno scritta il marito (Andrea Toschi) e la figlia (Tanya) di Roberta Casolari, infermiera che per vent’anni ha curato gli altri all’ospedale di Pavullo prima del sopraggiungere di quella malattia che il 9 novembre se l’è portata via, a soli 51 anni.

Tutti la conoscevano, e per tutti è stata una fitta al cuore. Passato il momento più forte del dolore, Tanya e suo papà hanno voluto scrivere qualcosa di omaggio “alla medicina buona”, come l’hanno chiamata.

«Vogliamo accendere i riflettori - sottolineano - su un piccolo reparto di un piccolo ospedale di provincia: la Medicina Acuti di Pavullo. Dove l’umanità e l’ascolto offerti alla nostra dolce Robertina sono stati impagabili, così come l’empatia e la pazienza mostrate a noi parenti tanto inesperti quanto apprensivi, perché spettatori straziati e inermi di fronte alla nostra carissima, gravemente malata. Nel dolore e la tragedia, quello che ha fatto la differenza sono state le persone: persone speciali che, per passione e dedizione, sono chiamate ad accudire e ad accompagnare malati e parenti lungo percorsi talvolta lunghi e dolorosi facendosi, volenti o nolenti, portantini temporanei di un carico troppo pesante per le spalle di un famigliare. Una giovane Oss ci ha detto, in risposta a un nostro ringraziamento e ai saluti di congedo dato il suo trasferimento, che è più quello che noi, quale esempio di famiglia unita, abbiamo dato a lei, di quello che lei ha potuto offrire a noi. Beh, non ne siamo così sicuri, vista la disponibilità e la solerzia con cui lei e tutti gli altri hanno accudito la nostra Robbina».

A rendere speciali quei momenti, anche la capacità di un sorriso ogni tanto («il bonario furto di camice giustificato da una ghiotta omonimia con mio papà»), testimonianza di un’umanità che resiste, nonostante tutto.

«Porteremo sempre nei cuori volti, sorrisi e lacrime di infermieri, Oss, coordinatori e medici. Grazie di cuore anche alle ragazze del Day Hospital che, come i colleghi della Medicina Acuti, hanno seguito una malata “difficile”, perché non solo paziente ma anche loro collega e, soprattutto, amica».

Il ringraziamento è per tutti, fino al personale amministrativo, ma padre e figlia hanno voluto lo stesso riportare «un sicuramente incompleto elenco dei custodi e amici della nostra stella, così come li chiamava lei: Ge, Sabinka, Debby, Rosy, Manu Manu, Marcolino, Frenci, Barbarella, Luis, Dani, Ivana, Dottora, Silvietta, Gerri, Paolina, Emanuel, Marti, Joanna, Frango, Simonella, Monia, Rita, Stefi, Rita, Angelita, Capital, Sabri, Luci, Vitto, Olga, Stefano, Natasha, Luca, Simona, Eliana, Samu, Giorgia, Lili, Giovanna, Giusy, Miriam, Rosa, Maria, Giuli e Carlina». —

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