Gazzetta di Modena

Modena

lotta alla malavita organizzata 

Mafia, nel Modenese confiscati 69 beni tra immobili e aziende

Giovanni Balugani

Pubblicato un volume  che racconta la storia della normativa a cura dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura

2 MINUTI DI LETTURA







«I mafiosi temono di perdere la libertà personale, ma ancora di più di essere toccati nel portafoglio, nei “piccioli”».

Il procuratore Gian Carlo Caselli, tramite un video, invia un messaggio per introdurre il forum organizzato da Coldiretti alla Camera di Commercio sui beni confiscati alla mafia e sulla pubblicazione del volume realizzato dalla fondazione “Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare”. Da quando nel 1982 l’Italia approvò la legge Rognoni-La Torre che consentiva la confisca dei beni alla mafia, nel Modenese sono state sequestrati 49 immobili e 20 aziende. Le aziende hanno sede a Modena (9), Castelfranco (3), Formigine (3), Maranello (3), Fiorano (1). Dei 49 immobili, 9 sono già stati destinati: 6 agli enti territoriali, 2 alla Finanza, mentre uno è stato venduto. Gli altri 40 sono in gestione alla Provincia: il 72,5% si trova a Castelnuovo, il 10% a San Felice, il 5% rispettivamente a Bomporto e Sassuolo, la restante percentuale a Modena, Cavezzo e Maranello.

Una goccia in un contesto nazionale che vede oltre 20mila beni sequestrati. «Ma il trend al nord è crescente», spiega il viceprefetto Andrea Nino Caputo dirigente della Anbsc, l’agenzia che si occupa dell’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati. «Gli imprenditori criminali investono dove ci sono maggiori possibilità economiche e dove c’è meno attenzione a queste forme di criminalità».

Il compito della Anbsc è restituire alla comunità ciò che l’autorità giudiziaria toglie ai mafiosi. «La destinazione più classica - spiega Caputo - è l’ente territoriale, in particolare i Comuni: sono loro a conoscere i bisogni del territorio». E così un’azienda sequestrata può essere affidata dal Comune a un’associazione per diventare un centro per recupero di persone con problemi sociali oppure una villa può essere trasformata in un luogo di accoglienza per le donne vittime di violenza, come a Maranello.

«La legislazione italiana - prosegue Francesco Gianfrotta già magistrato e componente del comitato scientifico dell’Osservatorio Agromafie - è un modello che ispira l’Europa. E lo è, perché attaccare la ricchezza dei mafiosi significa indebolirne il prestigio, evitare che venga impiegata per altri crimini (come l’usura) e infine impedire l’inquinamento dell’economia». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google