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Ora alla Città dei ragazzi sono arrivati anche i robot

Gabriele Farina
Ora alla Città dei ragazzi sono arrivati anche i robot

Nella scuola fondata da don Rocchi inaugurato un laboratorio tecnologico Un centro per gli studenti ma anche per professionisti che vogliono aggiornarsi

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Il Crocifisso e l’algoritmo. Lo storico fondatore e le nuove generazioni. Alla Città dei Ragazzi si fondono sempre più sacro e professionale. Merito del nuovo laboratorio, dedicato alla memoria di don Mario Rocchi. Chissà cosa avrebbe pensato il sacerdote se nel 1947 avesse visto la prima pietra della Cdr posata... da un robot. Anzi, un Cobot. Il “robot collaborativo” è tra le principali novità ospitate nel nuovo spazio di via Tamburini. L’area è dedicata agli studenti e ai professionisti delle aziende che desiderano aggiornarsi. Prodotto da una ditta canadese, il Cobot solleva e rilascia oggetti fino a tre chili. Un’operazione semplice, ma che se ripetuta per ore e ore può generare alienazione. La chiave risiede nella programmazione. I partecipanti al laboratorio possono tracciare la partenza e l’arrivo di ciascuno dei blocchi presenti sul tavolo. Il percorso è invece scelto dalla macchina. Un ostacolo imprevisto può portare il robot all’arresto. A quel punto, l’intervento umano torna centrale per l’eventuale riprogrammazione e la ripartenza. Gli studenti e i professionisti potranno incontrare nelle loro attività lavorative macchinari simili su più ampia scala. Proprio come nel caso dei banchi didattici, che occupano quasi tutta la parete a destra dell’ingresso. Circuiti, fili e transistor sono a grandezza naturale. In miniatura sono invece rappresentate tutte le fasi di produzione di tappi per bottiglie. L’appello rivolto dai docenti è di maturare competenze per manutentori industriali o “dottori delle macchine”. A sinistra dell’ingresso sono proiettati i codici del robot collaborativo. Una decina di metri ed ecco il tavolo “a incastro”. Disposto a pentagono senza un lato, può essere assemblato facilmente grazie alla conformazione e alle ruote collegate alle gambe. I docenti del centro formazione professionale della Cdr hanno ideato così “isole di lavoro”. Un nuovo modo per organizzare il lavoro di 18 persone alla volta, per esempio in sei gruppi da tre persone o in tre gruppi da sei. Nel nuovo spazio sono stati predisposti personal computer portatili. Se gli attacchi alla parete possono apparire lontani non c’è da temere. Nella parte centrale di ogni tavolino “puzzle” che compone il totale, infatti, sono state inserite più prese a scomparsa per poter ricaricare sia pc sia smartphone. Tecnologico in fondo, un televisore completa la base mancante del tavolo. Largo una settantina di pollici, può essere posizionato in vari punti grazie al carrello mobile. «Sono tecnologie abbastanza avanzate e innovative», ha ricordato ieri il direttore della Cdr, Massimo Cavazzuti. «Con il laboratorio daremo un aiuto alla scuola e al tessuto imprenditoriale», la garanzia di don Stefano Violi, il parroco padrone di casa. —



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