Gazzetta di Modena

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SAVIGNANO 

Caporalato in azienda Operai sfruttati e a stipendio dimezzato

Stefano Totaro
Caporalato in azienda Operai sfruttati e a stipendio dimezzato

Sequestrata la ditta dei due fratelli a capo del sistema Almeno 58 vittime: lavori massacranti per 12 ore al giorno

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SAVIGNANO. Gestivano anche un’attività produttiva in paese, specializzata nella produzione di cuscinetti di gomma per le auto. Ma dietro la loro attività, i carabinieri di San Giovanni in Persiceto insieme ai colleghi e agli ispettori del lavoro di Bologna, sulla base di indagini coordinate dal sostituto procuratore Antonello Gustapane, sospettano vi fosse un imponente giro di caporalato. Si chiama “Sogno rubato”, l’operazione che ha portato alla scoperta del sistema guidato da due fratelli pakistani di 39 e 33 anni e del loro connazionale “tuttofare”.

Contratto regolare che manca, stipendi dimezzati a causa delle quote pretese dai datori di lavoro, orari da sfruttamento, minacce di licenziamento per chi non si adegua. Un caso di caporalato che andava avanti da cinque anni e che ha coinvolto 58 operai, tutti pakistani. In particolare, i lavoratori dovevano pagare i tre per ottenere sia le proprie buste paga sia i permessi di soggiorno, restituendo buona parte degli stipendi. E tutti dovevano anche adeguarsi a turni di lavoro irregolari, fino a 12-13 ore di fila al giorno pena il licenziamento, in condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza precarie.

Così, non solo sono scattate le misure cautelari nei confronti dei tre, due dei quali finiti agli arresti domiciliari e uno sottoposto all’obbligo di dimora, ma il gip Alberto Gamberini ha disposto il sequestrato delle nove società su cui si fondava il “sistema”, delle quali quattro attive nel bolognese e le altre tra Modena, Ferrara, Varese e Brescia oltre a vari beni riconducibili ai due fratelli per un totale di 600mila euro. A gestirli è stato nominando un amministratore giudiziario.

Nella ditta dei pakistani, attiva a Castello d’Argile (Bologna), specializzata nella lavorazione di manufatti in gomma, gli operai non incassavano più di 600-700 euro, seppur da contratto ne avrebbero dovuti ricevere più o meno il doppio, ed erano stati via via reclutati tramite passaparola. L’attività investigativa è partita da una protesta sindacale dei Si Cobas, che alcuni lavoratori pakistani avevano inscenato, nel settembre 2018, di fronte alla ditta Atg. È Stata fondamentale la collaborazione dei lavoratori. Alle richieste formali dei carabinieri di riferire su quanto stesse accadendo, insomma, i dipendenti hanno risposto raccontando tutto, “con coraggio”. Oltre a lavorare fino a 13 ore al giorno, contro le sette previste contrattualmente, i lavoratori erano costretti dai caporali a lavorare e a vivere in spazi degradati. —



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