L’ultraleggero spicca il volo e vuole polverizzare due record
Continua la corsa dell’imprenditore Alberto Porto che fabbrica aerei a Pavullo «Spero di superarmi ancora, volerò in pianura per entrare nella storia»
Tenta d entrare di nuovo nella storia Alberto Porto, e vuole portarci anche i luoghi in cui ha stabilito la sua seconda casa: Pavullo e Modena.
L'ingegnere italo-argentino che ha progettato e realizzato il Risen, l'ultraleggero dei record, il 13 dicembre decollando da Marzaglia tenterà di stabilire non uno ma due nuovi record di velocità nella categoria RAL2T (ultraleggeri biposto con massa non oltre i 472,5 kg). Il primo lo vede avversario di sè stesso: si tratta di migliorare su un tratto rettilineo di 15 km il primato stabilito nel 2015 col Risen al suo debutto: 323.82 km/h, velocità già di per sé pazzesca per un ultraleggero, che quattro anni fa stracciò con un secco +15% il record precedente.
Porto è convinto di poter raggiungere i 330-340 km/h sempre col Risen, alimentato da un motore austriaco da 100 cavalli Rotax turbo. Più che convinto: «In condizioni meteo normali, sarà una passeggiata» dice. La seconda sfida è su un tracciato a triangolo (Marzaglia-Modena-Maranello) di 50 km, dove ci sono da battere i 274,80 km/h stabiliti dal francese Eric de Barberini con un modello Shark: un biposto a tandem (sedile passeggero dietro a quello pilota) con carrello retrattile.
Porto qui salirà sul Siren, il “fratellino” del Risen, da cui si distingue per il carrello fisso. Cioè, l'ingegnere ha così tanta fiducia nell'aerodinamica da lui studiata (dopo esperienze in tre Coppe America e F1) da sfidare De Barberini con un velivolo ad abitacolo più largo dove il posto passeggero è di fianco al pilota (lo Shark aveva il vantaggio di una fusoliera stretta, dato il passeggero sul retro) e mantenendo la resistenza all'aria di un carrello fisso che il francese non aveva.
«Qui sarà più difficile – nota – ma penso di poter raggiungere i 280-290 km/h».
Peraltro, vuole fare tutto questo con due esemplari di Risen e Siren di serie, prodotti a Pavullo (con la sua Aerotech Innovation) senza nessuna aggiunta alla pianificazione standard: «Se record saranno, devono essere rappresentativi della nostra produzione» sottolinea.
ORGOGLIO e TERRITORIO
Tutti orgogliosi della sfida ieri alla presentazione a Modena alla sede Coni, su invito del delegato Andrea Dondi.
«È il coronamento di un progetto iniziato quattro anni fa, quando Porto riuscì ad aprire in soli due mesi la sua fabbrica a Pavullo – ha rimarcato Roberto Gianaroli, presidente dell'Aero Club Pavullo – Diamo per questo il merito a Luciana Serri: la Regione attraverso di lei ha creato le opportunità che lo hanno spinto a trasferirsi qui dalla Svizzera».
«Come l’altro argentino Horacio Pagani ha deciso di scommettere sul nostro territorio, sulla nostra terra di motori – ha osservato il sindaco di Modena Gian Carlo Muzzarelli – Ma non saremmo mai arrivati a questo punto senza il valore di polo ambientale dato negli anni '90 all'aeroporto con scelte politiche, rispetto a chi voleva il cemento».
«Allora sembravamo i nemici del popolo – ha ricordato Gianaroli – ma il tempo ci ha dato ragione». «L'aeroporto è diventato un'infrastruttura straordinaria – ha ribadito Serri – con base di elisoccorso 118, vigili del fuoco, e piani di sviluppo tuttora in atto. Tanto che Porto si è convinto che questo era il posto giusto per la sua azienda. Vincere la sfida dei record con due aerei fatti a Pavullo significherebbe dare grande visibilità al territorio». «Da Pavullo vorrei esportare in tutto il mondo - ha chiosato Porto – per questo voglio farmi conoscere da tutti, a suon di record». —
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