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«La legittima difesa non è un videogioco» Per gli esperti la cosa migliore è... scappare

Gabriele Farina
«La legittima difesa non è un videogioco» Per gli esperti la cosa migliore è... scappare

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«La legittima difesa non è un videogioco». Parola del segretario nazionale del Nuovo sindacato carabinieri, Bruno Busetto. Il tema resta attuale, come insegna il caso di Bazzano con un indagato per omicidio preterintenzionale. Busetto è intervenuto al convegno “Legittima difesa in ambito domiciliare”… pistola alla mano. Non era un’arma da fuoco, ma a pallini di gomma e al peperoncino. Ha ipotizzato un’intrusione domestica, sollevando dubbi non di poco conto. «Chi avesse un’arma da fuoco e non è abituato a usarla in uno stato agitativo non fa un buon lavoro – ha riconosciuto il segretario nazionale – Nelle aule e nei talk show si fa dietrologia. La legittima difesa non è un videogioco in cui mettiamo pausa e ci fermiamo». Un aspetto da tenere in considerazione se c’è il ladro in casa e magari è armato. «I valori non vanno più tenuti in casa – ha proseguito Busetto – e la prima cosa da difendere è la propria incolumità non con un attacco offensivo, ma con una via di fuga laddove è possibile». La prudenza è evidente nelle parole di Ottorino Orfello, segretario provinciale del Sindacato autonomia di polizia (Sap) organizzatore dell’incontro. «Se in condizioni normali siamo al 100%, quando siamo aggrediti daremo il 30% – ha rimarcato Orfello – ed è una variabile da tenere in considerazione quando riflettiamo sulla difesa domiciliare». Orfello ha fatto un esempio pratico: «Se di notte entra qualcuno in casa mi gelo. Cerco di assumere informazioni. Ho difficoltà a respirare e compiere piccoli gesti concreti, ma devo gestire un’arma da fuoco. Devo sapere in che condizioni è, dov’è e conoscere la struttura dell’abitazione. Non è come nei film: un calibro 9 passa due tramezzi come il burro e tutte le persone nelle altre stanze possono essere oggetto della reazione». Orfello avverte «un grande vuoto per lo scarsissimo interesse, anche da parte del legislatore, di pretendere che chi ha un’arma debba avere una cultura di base».

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«Se qualcuno, nell’ambito della propaganda politica, sosteneva che (con le nuove norme sulla legittima difesa) si evitava a chi uccideva una persona di subire un processo o di non essere oggetto d’indagini, ha detto una balla», le parole del procuratore Paolo Giovagnoli. Il procuratore ha evidenziato alcuni limiti delle norme. Limiti messi in luce anche dall’avvocato Giorgio Pighi, il quale ha sottolineato che «un attacco preventivo non può assumere i connotati della legittima difesa». —

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