Il presepe in cartapesta la nuova meraviglia per la Chiesa del Voto
Durante il periodo natalizio ospiterà una mostra con una Natività speciale e tanti quadri a tema
La chiesa del Voto riparte dall’arte. Alle 10 di oggi una doppia rappresentazione celebrerà due eventi: la Natività e la rinascita dalle scosse sismiche del maggio 2012. Curata da Modenamoremio, la mostra si chiama “Gloria in Excelsis”. Sarà visitabile fino all’Epifania al venerdì (dalle 16 alle 19), al sabato e alla domenica (dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 19). Giungendo dalla porta d’ingresso, alla destra dell’altare è possibile osservare le creazioni di Nadia Pedrielli. «I due angeli che accolgono Gesù si rifanno alla tradizione mediterranea del presepe – l’introduzione dell’artista – mentre l’albero riprende la tradizione nordica e dà un cielo stellato come sfondo. La tecnica delle cartepeste blu di Prussia è molto semplice. C’è l’ambizione di conservare le opere nonostante le materie prime siano deboli». Legno, ferro, reti metalliche e carta si sviluppano stampi di gesso, ricavati da modelli di argilla. L’olio su tela (o su tavola) è la tecnica che domina la mostra di dipinti dedicati alla Natività. Prodotti tra il 16° e il 18° secolo, i quadri portano la firma di: Carlo Portelli, Ippolito Scarsella detto lo Scarsellino, Giovanni Battista Della Rovere detto il Fiammenghino, Giacinto Brandi, Carlo Donelli detto il Vimercati, Gaspare Diziani. Il curatore è il modenese Pietro Cantore. «È un grande onore per me – il riconoscimento di Cantore – perché la chiesa è uno dei simboli di Modena. Davanti al capolavoro di Lodovico Lana ho dovuto selezionare opere importanti. Alcune sono tele della mia galleria, altri derivano da collezioni private e sono di grande impatto qualitativo. È un cadeau, un omaggio alla riapertura della chiesa». L’opera di Lana a cui fa riferimento Cantore è una Pala. Nel dipinto è raffigurata l’intercessione della Vergine all’invocazione dei santi Geminiano e Omobono. I patroni di Modena compaiono di fianco ai santi Sebastiano e Rocco. L’appello nell’opera ricalca un fatto storico: la fine della peste a Modena. Il morbo infuriava in città nel 1630, quando iniziò la costruzione della chiesa. I lavori per l’edificazione sono però partiti quattro anni dopo. Sotto la direzione dell’architetto Cristoforo Malagola (detto il Galaverna) il cantiere è proseguito fino al 1640. La chiesa è stata poi dedicata alla Madonna della Ghiara. Nel 2012 le ferite del terremoto, quest’anno la riapertura dopo i nuovi lavori alla struttura. —
G.F.
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