«Grazie alle coop sociali risparmi per 20 milioni»
«In Emilia Romagna sono 243 e sostengono 5.300 persone che altrimenti sarebbero a carico dell’amministrazione pubblica: per loro serve più attenzione»
Un appello in favore delle cooperative sociali, realtà di notevole importanza in Emilia Romagna ma spesso sottovalutata. È stato lanciato dalle organizzazioni regionali di Confcooperative Federsolidarietà, Legacoop Sociali e Agci Solidarietà nel corso del convegno “Il buon lavoro. Imprese Innovazione Inclusione”, che si è tenuto in Cappella Farnese a Bologna.
«Il buon lavoro delle 243 cooperative sociali di inserimento lavorativo presenti in Emilia Romagna - dicono le associazioni del settore - fa risparmiare alla pubblica amministrazione circa 20 milioni di euro all’anno, offrendo una prospettiva occupazionale e di ritrovata dignità a oltre 5.300 persone con svantaggi certificati che altrimenti sarebbero completamente a carico della collettività. È arrivato il momento che istituzioni, rappresentanti politici, categorie economiche e parti sociali dimostrino più attenzione e rispetto verso queste imprese che rappresentano il cuore dell’economia inclusiva della nostra regione».
Al convegno hanno preso parte numerosi ospiti, tra cui l’attivista per i diritti umani Iacopo Melio (in collegamento), lo scultore non vedente Felice Tagliaferri, l’assessore regionale Paola Gazzolo e l’assessore del Comune di Bologna Marco Lombardo.
Al centro dei lavori, il ruolo delle cooperative sociali di inserimento lavorativo (di tipo B) che secondo la legge 381/1991 devono contemplare almeno il 30% di lavoratori svantaggiati e che consentono un importante beneficio economico per l’amministrazione pubblica, come certificato dall’ultimo rapporto di Unioncamere Emilia-Romagna e da una ricerca di Aiccon.
«Le cooperative sociali di tipo B – continuano le tre centrali – sono un presidio di inclusione sociale e democrazia economica imprescindibile per il welfare della nostra regione. Occupano 6.000 persone senza svantaggi, a cui si aggiungono 5.300 lavoratori svantaggiati: 3.800 assunti con il contratto di lavoro delle cooperative sociali e altri 1.500 tramite tirocini. In questo modo generano un doppio valore per la comunità: da un lato aiutano e valorizzano le persone con disabilità e svantaggi di ogni tipo offrendogli una possibilità di riscatto e di espressione delle proprie abilità, dall’altro evitano alla pubblica amministrazione i costi di assistenza di queste persone».
La maggior parte dei lavoratori svantaggiati inseriti in cooperative sociali di tipo B in regione (circa la metà) è costituita da disabili fisici e psichici; ci sono poi persone con dipendenze patologiche, pazienti psichiatrici, persone in condizioni di fragilità, detenuti e minori. I settori di intervento spaziano da pulizia e manutenzione del verde a igiene ambientale, assemblaggi, gestione di strutture ricettive, trasporti, fino a tipografia, custodia dei parcheggi e delle biblioteche.
«Le coop sociali sono imprese efficienti che hanno accettato la sfida di misurarsi sempre di più con il mercato privato - concludono Confcooperative Federsolidarietà, Legacoop Sociali e Agci Solidarietà - Faremo un percorso unitario per dare voce a chi ogni giorno lavora nelle coop sociali di tipo B, restituendo dignità e futuro alle persone con svantaggi». —
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