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la città che cambia 

Castelfranco, crocevia di nuovi residenti Il 15% arriva, resta un anno e se ne va

Francesco Dondi
Castelfranco, crocevia di nuovi residenti Il 15% arriva, resta un anno e se ne va

Manager e addetti delle multinazionali saturano il mercato immobiliare: affitti sempre più costosi e si sogna un maxi hotel

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Per descrivere la città del tortellino, provincia modenese ma con storiche influenze bolognesi ci si può inizialmente affidare ai numeri: circa 36mila abitanti, 300 chilometri di strade e un’estensione comunale di 122 chilometri quadrati. Ma Castelfranco è soprattutto, grazie alla sua posizione geografica, il posto ideale dove trovare casa per i manager e gli addetti delle multinazionali sparse tra le due grandi città: Ferrari, Magni Telescopic Handlers, Philip Morris, Lamborghini, Maserati, Ducati, Datalogic, Pagani, tanto per citarne alcune. Vivere in provincia, infatti, costa meno anche se sul fronte affitti la situazione castelfranchese è ormai satura. Non si trova a meno di 480 euro e non ci si stupisce ormai più quando la richiesta è di 600 euro. Guai poi a pensare che la ricettività possa essere assorbita dai “Bed and Breakfast”, capaci di proporre circa 300 posti letto ormai cronicamente esauriti proprio dai nuovi cervelli che scelgono Castello come centro logistico della propria vita “mordi e fuggi”. Perché nel lembo di terra che separa le due province emiliane l’avvicendamento di residenti ha ormai toccato quote sorprendenti.

«Parliamo annualmente di circa il 15% della popolazione», ammettono il sindaco Gianni Gargano e l’assessore alle Politiche per la Casa, Nadia Caselgrandi. Castelfranco terra di passaggio e che quindi impone strategie innovative per il futuro sviluppo urbanistico. «Chi dice che siamo un paese dormitorio sbaglia - analizzano i due amministratori - Secondo noi si tratta di un privilegio essere tra due città così importanti e abbiamo una nostra identità ben precisa. Certo, essere al confine significa anche pensare a qualcosa di nuovo, capace di rispondere alle nuove esigenze. Come? Con nuove strategie sulla casa, e magari sperando che qualche grande catena alberghiera scelga di investire nel nostro territorio: abbiamo Bed and Breakfast di altissimo profilo, imprenditori che innovano e investono, ma un hotel di qualità al momento avrebbe i crismi per completare l’offerta di ospitalità».

Gargano & C. però non hanno alcuna intenzione di ingigantirsi. La tendenza storica della migrazione verso Castelfranco potrebbe anche invertirsi e allora il problema sarebbe opposto: tante case sfitte e non più qualificabili.

«Vogliamo consolidarci e non ampliarci. Analizzando i dati forniti da Asppi, l’associazione dei piccoli proprietari c’è un patrimonio immobiliare di circa 1100 alloggi da riqualificare sul nostro territorio - spiegano Gargano e Caselgrandi - Ipotizziamo pure che diversi non siano recuperabili, ma altri potrebbero finire sul mercato con affitti concordati. È questo il nostro progetto che va di pari passo con un nuovo modo di concepire la casa in sinergia con l’analisi dei flussi dei nuovi castelfranchesi».

E in un’ottica così complessa e mutevole diventa necessario anche fare i conti con l’invecchiamento dei cittadini storici. Prende quindi forma una nuova idea di urbanistica, capace di intercettare le necessità della gente. Le grandi abitazioni a più piani stanno diventando obsolete e allora perché non sfruttare i progetti di “case insieme” dove anziani autonomi possono vivere in compagnia, mantenendo la propria privacy. «Ci stiamo ragionando con serietà e attenzione - ammette Caselgrandi - Non possiamo sbagliare una scelta che avrà ricadute per i prossimi decenni sulla città e sulla quale stiamo coinvolgendo anche gli imprenditori per puntare su case domotiche, senza barriere architettoniche in un piano di nuova socialità». —





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