Gazzetta di Modena

Modena

Discarica sequestrata: il business dei rifiuti e la giravolta di Sorgea

Francesco Dondi

La società bruciata nell’acquisto dei terreni dell’ampliamento si allea poi con Hera Appezzamenti rivenduti a prezzi triplicati e il Comune evita il commissariamento

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Arsenico, nichel, piombo, zinco, solfati: sono alcune delle sostanze per cui Feronia aveva chiesto una deroga nel progetto di aumentare lo stoccaggio nella discarica in via Rovere. Era il 2013 quando i primi dubbi prendevano forma, trovando conferma nell’ordinanza di sequestro preventivo firmata dal giudice Andrea Scarpa che ha parlato di sito “potenzialmente contaminato”. Gip che censura la strategia di Feronia nel richiedere il rinnovo dell’Autorizzazione Integrata Ambientale concessa dalla Provincia, a firma di Giovanni Rompianesi, il quale aveva omesso di considerare il fatto che il rinnovo dell’Aia scaduta “mostrava in modo inequivocabile che la capacità di conferimento della discarica era a quell’epoca esaurita, con superamento delle quote volumetriche autorizzate”.

Ma Feronia, come si evince dalle parole intercettate nelle riunioni tra politici e funzionari comunali, con calcoli non condivisi dagli investigatori aveva evitato di arrivare ad esaurimento dello stoccaggio proprio per evitare la procedura di chiusura, elemento che avrebbe interrotto il piano di maxi ampliamento da 1,8 milioni di metri cubi di rifiuti, ora subordinato ad una valutazione del Tar.

I SOLDI

L’aspetto economico è centrale nella vicenda e nell’inchiesta perimetrata dai carabinieri forestali, dai colleghi del Reparto Operativo di Modena e dalla caserma di Finale. Il gip parla di “ingiusto vantaggio patrimoniale di rilevante gravità” quando dettaglia i ruoli dei manager di Feronia (Superbi e Gianluca Valentini), mentre gli investigatori e un’ex dipendente del Comune di Finale fanno risalire il progetto discarica del 2011 alla necessità di equilibrare un bilancio municipale ormai prossimo al dissesto, salvato grazie ad una variazione garantita dal “compenso ambientale” garantito dalla società compartecipata da Hera e Sorgea.

Ma i soldi, necessari ad una società privata e anche in parte al Comune, sono una costante in tutto l’iter della discarica finalese fin dal 2003 quando la società Colombarotto, partecipata dalla famiglia Zaccarelli, comprò il primo lotto della futura discarica a 578mila euro, rivendendolo nel settembre 2005 a 454mila euro a Sat. Nello stesso periodo Colombarotto acquistava altri lotti propedeutici all’ampliamento a 595mila euro, venduti alla stessa Sat nel dicembre 2015 a 1,67 milioni di euro. Ma chi è Sat? Era la vecchia municipalizzata di Sassuolo di cui Hera era inizialmente socio di minoranza per poi assorbirla, non prima però che Sat girasse i terreni di via Rovere a Feronia, che aveva provveduto a creare insieme a Sorgea.

TENSIONI E BANDI

Una delle contestazioni avanzate dal pubblico ministero Marco Niccolini e condivisa dal giudice Scarpa è quella dell’assenza di un bando di gara per la gestione della nuova discarica.

Sul tema è emblematica una riunione del 2016 nella “casetta gialla” del municipio di Finale dove l’avvocato del Comune contesta a politici e funzionari un errore di fondo: perché Feronia si trova a gestire la discarica senza bando? L’unica soluzione per un affidamento diretto sarebbe potuta essere autorizzata solo a una società in house (come era Sorgea) e non a una privata qual è Feronia. In effetti inizialmente l’intenzione dell’amministrazione Soragni era quella di cedere alla propria municipalizzata la gestione della vecchia discarica e l’ampliamento partito nel 2012. Nel 2005 Sorgea aveva addirittura presentato un primo progetto preliminare in Provincia e il Comune aveva indicato proprio in Sorgea l’unico interlocutore.

Ma in quei mesi Sat-Hera giocavano la loro personale partita, arrivando ad acquistare i terreni dell’ampliamento e a presentare a propria volta un progetto in Provincia, utile a delegittimare Sorgea, uscita sconfitta dalla corsa alla compravendita degli appezzamenti e frenata dall’esorbitante richiesta di Colombarotto per la cessione. A nulla valsero le rivendicazioni del direttore generale di Sorgea, Angelo Masi, che chiese inutilmente al Comune di far valere i propri diritti, finendo invece per essere allontanato. Superato lo scoglio, per Feronia si è aperta la strada del business sui rifiuti attraverso una “certa accondiscendenza del Comune verso l’azienda”. —

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