Il Parlamento Europeo visto dai ragazzi Studenti a scuola di vita
Gli istituti modenesi coinvolti nella nuova edizione del Mep Tra i temi ambiente, immigrazione ed economia
Le «nuove generazioni», che si parli di Millennials o di Z-Generation, sono entrate di diritto nell’immaginario collettivo come l’emblema della superficialità e del disinteresse che attanaglia la nostra società quand’essa si scopre chiamata a rispondere ai grandi problemi della convivenza e del bene comune. Già Aristotele ci invita a essere cauti con le opinioni molto diffuse, perché se tutti la pensano così forse un motivo ci sarà, fino a prova contraria. E il desiderio di formularla, questa prova, c’è eccome e vive nei ragazzi che affollavano l’aula magna del liceo Muratori - San Carlo in occasione della prima assemblea plenaria del progetto M.E.P. di quest’anno. Il M.E.P. (Modern European Parlament) è un’associazione nata nel 1996 che organizza sessioni di simulazione del parlamento europeo a tutti i livelli, da quello cittadino a quello internazionale, pensate per far entrare in contatto gli studenti con la realtà della comunità europea. La risposta dei modenesi a questa iniziativa «non è uguale in tutte le scuole», ammettono Matilde Inzoli Govoni e Margherita Mango, coordinatrici M.E.P. rispettivamente a livello cittadino e per il liceo Muratori-San Carlo, «ma lavoriamo proprio per ampliare gli orizzonti e, un domani, portare al liceo anche il Rimun (Rome International Model United Nations)». Le ambizioni sono alte: cinquanta delegati (tutti del terzo anno di liceo), divisi in commissioni, si confrontano coi temi più scottanti dell’agenda dei “grandi” di Strasburgo. Ogni commissione di delegati deve elaborare una risoluzione articolata in clausole sui temi assegnati, che spaziano dall’immigrazione alle misure economiche, passando dai diritti dei consumatori e dalla riflessione sulla crisi ambientale: il dibattito prende il via. Inizia un susseguirsi di interventi più o meno concitati, a volte appassionati, altre sarcastici: si discute di emendamenti, di correzioni, di vere e proprie abrogazioni in un clima di grande entusiasmo e partecipazione. Alla fine, arrivano le prime conferme: è vero, probabilmente non tanti di loro finiranno a Strasburgo, ma sicuramente tutti hanno capito che della politica c’è bisogno, ora più che mai. «Prendere coscienza», «acquisire consapevolezza», sono queste le espressioni preferite dei ragazzi sabato. C’è chi crede in un futuro di Europa, chi la vorrebbe diversa, chi vuole vederci più chiaro: tante voci dell’unica voglia di non fare i «giovani d’oggi», di non stare a guardare a braccia conserte mentre altri decidono della loro vita, consapevoli di essere chiamati a fare la differenza. —
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