Gazzetta di Modena

Modena

pavullo 

«Si parli la lingua degli studenti però sul fumo non transigerò»

Daniele Montanari
«Si parli la lingua degli studenti però sul fumo non transigerò»

La nuova preside-psicologa Anna Fucile: dal Sud ai vertici delle Marconi «Sportello d’ascolto, scelte condivise e scuola inclusiva e consapevole»

3 MINUTI DI LETTURA







Avvia una stretta senza precedenti sul fumo. Affronta 400 studenti tutti assieme al cinema nel primo grande evento organizzato dalla scuola per parlare di dipendenze. E ne ha già fissato un altro il 24 gennaio per fare incontrare ai ragazzi Giorgia Benusiglio, la ragazza che ha rischiato la vita per mezza pasticca di ecstasy.

Anna Fucile, la nuova dirigente dell’istituto tecnico-professionale “Marconi” di Pavullo, è arrivata da soli tre mesi ma si è già distinta per il suo attivismo. Ha lasciato a Vairano (Caserta) l’incarico di docente in un altro tecnico per gettarsi a capofitto nel ruolo di preside, che per lei rappresenta una grandissima sfida. Vediamo di conoscerla meglio.

Dalla pianura alla montagna, dal sud al nord come dirigente donna in una scuola “maschile”. Come vive il cambiamento?

«Benissimo, perché Pavullo è molto bella e sono stata accolta con un calore straordinario. Penso che sia un po’ anche un destino: la mia vecchia scuola era sempre intitolata a Marconi e il patrono di Vairano è San Bartolomeo, come a Pavullo. Anche nell’altra scuola avevo una prevalenza di ragazzi: sono abituata a questo. Penso però che il cliché del tecnico-professionale “da maschi” abbia fatto il suo tempo: tra i primi obiettivi che mi pongo c’è quello di una scuola attrattiva anche per le ragazze, così come da direttiva ministeriale di promozione dei percorsi tecnico-scientifici. Ho subito chiesto di fare cambiare la copertina della brochure informativa dell’istituto, dove c’era solo un ragazzo, per mettere anche una ragazza».

Qual è il suo stile?

«Leadership condivisa, partecipata, perché da soli non si va da nessuna parte. Dialogo e ascolto prima di tutto: con i docenti, con gli studenti e col territorio. Mi viene naturale anche per la mia seconda laurea (dopo quella di Lingue) in Psicologia clinica e di comunità».

Preside-psicologa?

«Sì, mi sono sempre occupata di giovani e di processi cognitivi. Mi è spiaciuto dovermi cancellare dall’albo per assumere la presidenza, ma è un bagaglio che ora metterò a servizio per fare crescere la scuola sotto il profilo socio-civico, soprattutto nell’inclusione. Una scuola di qualità per me la si misura su quanto è inclusiva. Su quanto è attenta ai disabili e ai cosiddetti bisogni educativi speciali, certo, ma anche nella sua capacità di affrontare il disagio giovanile in tutte le sue forme, che conosco bene. Tramite il nostro sportello d’ascolto vorrei fare dei focus group su temi a richiesta diretta degli studenti: dobbiamo parlare la loro lingua. Inclusione vuol dire anche supporto a chi riprende gli studi: sono orgogliosa dell’avvio del nostro corso serale con 25 persone. Ma vorrei anche altre azioni didattiche».

Quali?

«Responsabilizzare nell’apprendimento autonomo secondo il modello della “flipped classroom”, la classe capovolta dove la centralità nel processo di apprendimento è assunta dallo studente. Che va valutato nelle sue competenze trasversali, nelle intelligenze che come ci insegna Howard Gardner sono multiple e non relative solo ad alcune materie. Saper fare e saper essere, per poter stare bene con gli altri nel mondo accettando l’alterità: questo deve insegnare prima di tutto la scuola».

Educazione non solo dai libri dunque?

«Assolutamente no: in collaborazione con altri soggetti, azione educativa in senso ampio. Che vuol dire anche educazione al rispetto, al sentimento (di cui c’è tanto bisogno oggi), educazione all’uso dei social ed educazione alla legalità. Che parte anche dal divieto di fumo a scuola, certo». —

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Gazzetta di Modena per le tue notizie su Google