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Casa Fenocchi, che ritirata La giunta rinuncia al processo

Daniele Montanari
Casa Fenocchi, che ritirata La giunta rinuncia al processo

L’avvocato che aveva presentato appello per chiedere i danni ha dovuto fermarsi  Fu il primo caso choc delle vicende urbanistiche in paese. Ne parlò anche Report

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Ritirata del Comune su Casa Fenocchi, una delle spinose vicende urbanistiche che hanno segnato gli ultimi anni. Relativa, lo si ricorderà, alla costruzione di una palazzina al posto di un antico rustico nel verde di Ligorzano.

Se ne occupò anche Report, nel dicembre 2011. Il 19 maggio 2015 il processo di primo grado a Modena si era concluso con l’assoluzione dei tre imputati: l’ex capo dell’Ufficio tecnico Enrico Tagliazucchi, la sua collaboratrice Enrichetta Giacobazzi e l’ingegner Adriano Vandelli, progettista. Il pm non poteva fare appello, perché c’era la prescrizione. Il Comune come parte civile invece ne aveva facoltà, per l’ottenimento di eventuali danni in caso di verdetto differente. La giunta Rubbiani decise di perseguire questa strada, ritenendo di tutelare l’interesse del Comune (e della collettività) e di portare avanti l’indirizzo del commissario prefettizio Carmen Castaldo, che nel 2012 aveva dato mandato di costituirsi parte civile nei processi di ogni ordine e grado.

Era stata scelta l’avvocato Pina Di Credico. A lei era stato dunque affidato, oltre al primo grado, anche l’appello, su cui aveva fatto un lungo lavoro di approfondimento, convinta di avere buone chance di ribaltare il verdetto. Ieri alle 9 a Bologna si doveva andare a sentenza, ma l’avvocato ha dovuto depositare un atto di rinuncia in seguito al decreto firmato mercoledì dal sindaco Bartolacelli. Che ha ritenuto più tutelante per il Comune rinunciare all’impugnazione pensando probabilmente all’ipotesi di un’eventuale richiesta danni da parte degli imputati in caso di assoluzione confermata. Però così il Comune ha rinunciato definitivamente alla possibilità di ottenere un risarcimento per il danno d’immagine legato alla vicenda. E soprattutto di sentire la valutazione di un altro giudice in merito: non avrebbe potuto ribaltare le conseguenze penali (con la prescrizione il capitolo è chiuso), ma l’eventuale riconoscimento di danno avrebbe comunque rappresentato una condanna “morale”.

Invece il caso è terminato in seguito a una transazione tra Comune e imputati, da cui il Comune ha ottenuto soltanto il pagamento delle loro spese legali. L’assoluzione dei tre è dunque definitiva ora. E nel frattempo dopo il primo grado la gigantesca palazzina contestata è stata completata. —

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