La crisi lascia la paura ma tornano i bisogni
Cresce la sensibilità ambientale e ciò sembra avvenire per due motivi principali.
Il primo motivo risiede nel fatto che la crisi economica ha allentato la sua morsa che è stata, come non mai, forte e costante.
Il tema economico è di solito prevalente, non lascia spazio ad altre sensibilità, pone un’urgenza primaria che tende ad escluderne altre.
L’allontanarsi della crisi non è “indolore” lascia la paura, che rimane nella forma dell’incertezza, dell’individualismo, della prevalenza del presente sul futuro. Tuttavia consente il riemergere di temi, attenzioni e bisogni accantonati.
Nelle ricerche dell’ultimo anno della Fondazione Mario Del Monte abbiamo visto tornare il tema del tempo, risorsa scarsa e richiesta importante per la qualità della vita.
Alla richiesta a chi lavora di esprimere una preferenza nell’ipotetica scelta fra aumento di reddito e aumento del tempo libero, la maggioranza (58 per cento) sceglie il secondo. Oggi si riaffaccia con energia il tema dell’ambiente.
Concorre a ciò il secondo motivo: il cambiamento climatico, come alcuni aspetti dell’inquinamento, oggi si toccano con mano, fanno parte dell’esperienza e non più solo di una minaccia per il futuro. Inoltre l’attenzione dei media tradizionali come dei social sostiene quotidianamente la concentrazione su questi aspetti: per esempio secondo gli intervistati il cambiamento climatico è reale (91 per cento), è grave (8,3 su una scala di valori da 1 a 10), è causa dell’azione dell’uomo (83 per cento).
La forza di questo impatto porta gli intervistati a dichiararsi attivi sul tema ambientale, portati a discutere e cercare di convincere le persone vicine, dunque ad impegnarsi, investire energie su questo tema, ritrovare un impegno sociale sopito, che non è stato fin qui un segno dell’oggi.
L’urgenza dei problemi italiani ha un ordine: l’ambiente, l’inquinamento e i cambiamenti climatici, poi l’economia e il lavoro, segue la sicurezza contro la criminalità; seguono con valori percentuali più contenuti i servizi pubblici (sanità, scuola, assistenza ecc.) e infine l’immigrazione.
A Modena l’economia scende al terzo posto.
Anche la gravità del tema ambientale a Modena è inferiore rispetto all’Italia.
Si conferma da parte dei modenesi una tendenza a leggere la propria realtà come migliore di quella italiana. —
*sociologo
curatore della ricerca
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