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indagine del noe 

Rifiuti esportati in Cina: 2 ditte modenesi nei guai

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Ci sono anche due ditte modenesi, una in città l’altra in provincia, tra le 33 coinvolte e denunciate nell’indagine del Noe da cui è emersa l’esistenza di un traffico illecito di rifiuti dall'Italia alla Cina, per un totale di circa 10mila tonnellate di materiale plastico e un fatturato di quasi tre milioni di euro. I militari del Nucleo operativo ecologico di Bologna, coordinati dal Comando carabinieri per la Tutela ambientale e dalla Dda di Bologna, hanno infatti eseguito, in varie province italiane, 33 perquisizioni nei confronti di altrettante sedi aziendali e relativi legali rappresentanti di società operanti a vario titolo nel settore dei rifiuti. Gli indagati sono accusati di traffico illecito di rifiuti e del più grave reato di “attività organizzata per il traffico illecito di rifiuti”. «Questo a vario titolo - sottolinea il comandante dei Noe di Bologna, Cristiano Spadano - perché per alcune ditte, tra queste anche quelle modenesi, si ipotizza sicuramente l’illecita esportazione, quanto invece al loro coinvolgimento diretto nel traffico, se via sia o meno cioè, bisognerà attendere ulteriori sviluppi di indagine». Ma come avveniva questa esportazione di plastica ? L'indagine è partita grazie alla collaborazione con l'Agenzia delle Dogane di Parma, che aveva segnalato alcune anomalie, portando il Noe a svolgere accertamenti, tra febbraio e marzo 2018, in due società parmigiane del settore. Nel mirino dei controlli erano finite alcune operazioni transfrontaliere finalizzate all'esportazione di rifiuti plastici verso la Cina. Era emerso che le due società di Parma, sprovviste della licenza di esportazione rilasciata dall'amministrazione generale cinese per la supervisione della qualità, ispezione e quarantena (Aqsiq), si erano affidate a una società intermediaria bolognese riconducibile a una cinese, in possesso dell'autorizzazione necessaria. È emerso che la società bolognese, grazie alla propria autorizzazione all'esportazione ma senza qualificarsi come detentore dei rifiuti, ha favorito tra il 2016 ed il 2017 ingenti esportazioni di rifiuti plastici di ogni genere provenienti da impianti italiani e diretti ad aziende cinesi dedite ad attività di recupero e che pagavano per avere questi rifiuti. Per queste esportazioni, secondo il Noe, sono spesso mancati i riscontri sull'effettivo impianto di destinazione, con perdita della tracciabilità del rifiuto. —

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