Gazzetta di Modena

Modena

Alex dorme in stazione «Il mio vero problema è non avere un lavoro»

L.S.

Quando la sala d'attesa si trasforma in un “ritrovo” abituale Gli “angeli” incontrano gli amici e offrono cibo, panni e scarpe robuste 

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la storia

Tutti lo conoscono con il nome di Alex, è alto, ha un sorriso grande nonostante la vita non gli abbia sorriso un granché. Quando vede i volontari dell’unità di strada fermi davanti alla stazione dei treni, con la loro grande borsa termica azzurra aperta e piena di generi di conforto, gli va subito incontro, senza smettere di sorridere. Alex sbuca da chissà dove, li stava aspettando già da un po’, ha fame ma non vuole darlo troppo a vedere. Si avvicina, prende da bere con calma, lancia un’occhiata al menù a disposizione. Non chiede niente, aspetta che gli venga offerto qualcosa, senza essere invadente, senza pretendere nulla. Renata ed Elisa gli fanno scegliere ciò che preferisce tra dolcetti e panini, intanto intorno a loro si è creato un gruppo di altri uomini come Alex, che conoscono bene i volontari e accolgono la loro visita con piacere. «Allora, come state, che si dice di bello?» esordisce Alex, addentando il suo panino, senza fingere allegria ma con sincero interesse e voglia di stare in compagnia, mentre abbraccia con slancio Innocente che gli porge una bottiglietta d’acqua. Ghanese di origine, Alex non ha molta voglia di raccontare come e perché è finito a Modena. Ha poche cose, chiare, nella testa: bisogno di un letto, di un lavoro, di un tetto fisso sopra la testa. Accanto a lui c’è Adam che si ripara sotto la pensilina della fermata dell’autobus: «Mi brucia lo stomaco, oggi con questa neve, per sfuggire al freddo, mi sa che ho bevuto qualche bicchiere di troppo» dice ai volontari afferrando un bicchiere di te per placare un po’ il fastidio. Davanti a tutto questo, arrivano forti e chiare le parole dei volontari che racconto che per loro, praticare accoglienza significa non giudicare il vissuto delle altre persone ma porgersi all'altro in maniera sincera e umile, è essere pronti a dare una mano senza dimenticare il fattore umano, cercando di praticare umanità. È ragionare come collettività e non solo come singolo perché insieme possiamo davvero fare la differenza, partendo da piccole cose come un pasto caldo o un saluto . «Hai le scarpe bagnate – dice Renata guardando i piedi di Alex - Vieni con me che sul bus ne ho un paio che dovrebbe andarti bene, hai un 43 giusto? Serve anche una coperta in più ? Venite con noi». Al momento dei saluti Alex e gli altri si allontanano chi con un nuovo paio di scarpe, chi con una coperta pulita di ricambio. La notte sembra meno nera. —

L.S.

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