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I 60 anni di Italvibras: «Qui ci si sente ancora parte di una comunità»

Francesco Dondi
I 60 anni di Italvibras: «Qui ci si sente ancora parte di una comunità»

Azienda guidata da tre generazioni della famiglia Silingardi Oltre 180 addetti tra la sede e le filiali sparse nel mondo

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Era il 1959 quando Giorgio Silingardi iniziava una lunga avventura imprenditoriale. In un capannone di via Spallanzani, a Sassuolo, prendeva forma la Italvibras, azienda che con il tempo si sarebbe specializzata in motovibratori, diventando una delle società di riferimento a livello mondiale. E nei giorni scorsi la Italvibras ha festeggiato i 60 anni di attività con una grande cena aziendale a cui hanno partecipato numerosi dipendenti. Che sono arrivati ad oltre 180 unità, o meglio persone visto che l’approccio familiare rimane nel Dna della famiglia Silingardi, ancora alla guida della società.

Al fondatore Giorgio si è poi affiancata la moglie, la signora Anna come la chiamano con affetto e riverenza gli addetti. «La vediamo spesso in azienda - raccontano - Ed è sempre bello fermarsi a chiacchierare un attimo». Ma ai posti di comando sono presto saliti i figli Carlo e Paolo, negli ultimi tempi affiancati anche da Luca e Giulia, i figli di Carlo. Tre generazioni, quindi, che di Italvibras continuano a fare la storia.

A Fiorano, nello stabilimento di via Ghiarola - l’ultimo approdo dopo il trasferimento dal capannone di via Puglia a Sassuolo - lavorano circa 130 persone, che diventano molte di più se si tiene conto di coloro che operano nelle filiali sparse tra Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Australia e Stati Uniti.

Ma al di là degli aspetti imprenditoriali, ciò che più stupisce è la capacità della famiglia Silingardi di legare il proprio nome ad un’avventura di successo e di umanità. Alla Italvibras si sta bene, altrimenti difficilmente ci sarebbe chi, dopo sessant’anni, è ancora operativo: è il caso di Giorgio Vaccari, memoria storica dell’azienda e per anni braccio operativo del fondatore Giorgio, scomparso nel 2007; oppure di Giovanni Sghedoni che in fabbrica è entrato a 15 anni e dopo 48 di fedeltà incondizionata non pensa a congedarsi.

Tutti insieme si sono ritrovati per una cena speciale ed è nata un’idea: «Perché non scrivere della nostra storia? - si sono domandati alcuni dipendenti mentre contattavano la Gazzetta - Sarebbe il regalo più bello che potremmo fare alla famiglia Silingardi...». —

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