Modena. Botta e risposta sul “Fridays For Future”: perché sì, perché no...
Un confronto tra Giulia e Luca: il clima è importante per entrambi ma si dividono sull’impegno dei governi e le loro priorità
Più di un milione a livello nazionale sono stati i ragazzi a manifestare contro il cambiamento climatico. Si è discusso molto degli effetti portati da questi; dalle classi semivuote, ai disagi creati nei centri città terminato lo sciopero, come cartacce e cartelloni abbandonati per le strade. Quattro studenti su dieci manifestano: abbiamo chiesto a due ragazzi dalle opinioni contrastanti di parlarci delle loro posizioni a partire dal Fridays For Future.
Giulia: «Ci sono andata perché secondo me manifestare è un diritto e non ci trovo nulla di sbagliato; per una volta una città piccola come la nostra Modena ha potuto partecipare ad una manifestazione per così dire di impronta globale. Ci facciamo sentire rendendo consapevoli gli altri».
Luca: «Non ci sono andato perché, nonostante io ritenga un diritto fondamentale manifestare, credo che ci siano determinati modi per farlo, come assumere un atteggiamento rispettoso nei confronti di chi non la pensa come te. Soprattutto penso che sia importantissimo condividere concretamente ciò che si fa e non uniformarsi alla massa solo per moda: per esempio molti miei amici sono andati a questa manifestazione solamente per saltare un’interrogazione o in generale per perdere un giorno di scuola».
Che cosa possiamo fare per limitare il cambiamento climatico?
Giulia: «Bella domanda, la chiave sta nel farsi sentire! Poi il trucco si trova anche nelle piccole cose quotidiane come la raccolta differenziata, l’utilizzo di poca plastica, il limitare l’utilizzo dei mezzi di trasporto privati, passare alle fonti di energia rinnovabile e tanto altro! Sollevando anche l’attenzione dei politici, creando un movimento che coinvolga un po’ tutti (come ha fatto il Fridays For Future), si possono ottenere risvolti positivi».
Luca: «Anche io condivido le soluzioni di Giulia, ma dall’altra parte dobbiamo arrenderci al fatto che la situazione sta degenerando non solo per colpa nostra ma anche per esigenze personali, ritenute futili dai manifestanti ma importanti per alcuni; per spiegarmi meglio prendiamo come esempio il settore industriale, se dovesse chiudere per l’appunto un importante industria (quindi un’ingente fonte di inquinamento), ciò causerebbe la perdita di lavoro di un notevole numero di lavoratori, creando un problema aggiuntivo».
Come si dovrebbe comportare l’Italia per quanto riguarda le manifestazioni?
Giulia: «Lo stato italiano sembra essere esente da questa questione, rimanendo distante dagli obbiettivi fissati dalla Comunità Europea per quanto riguarda l’energia, la qualità dell’ambiente, la salute e le disuguaglianze. Nonostante ciò, sono fiduciosa che le cose possano cambiare, anzi devono cambiare!».
Luca: «Il governo italiano al momento secondo me ha altre priorità quali la sfera economica e sociale del paese. Con questo non intendo dire che sia disinteressato all’argomento poiché anche in Italia si sono fatte manifestazioni, ma in totale sincerità credo ci siano argomenti per cui manifestare di più rilievo, quali la parità dei sessi».
Da una parte scuole mezze vuote e il non rispetto nei confronti delle strade che ne hanno permesso lo svolgimento; dall’altra un movimento giovane e coinvolgente che matura alle basi solidi principi, ma che l’inesperienza da parte dei ragazzi, non permette di condividere a pieno. Modena comunque ne ha fatto parte, diventando nel suo piccolo, protagonista. —
Alice Pedretti
Raffaella D’Angelo
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