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Modena. Dal 1229 al 1968, fino ad oggi: c’era una volta la protesta

Isabella Hernandez Matteo Ronchi
Modena. Dal 1229 al 1968, fino ad oggi: c’era una volta la protesta

Torna di attualità l’impegno civile dei più giovani nella società Cambiano i mezzi di divulgazione ma non la volontà di partecipare  

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Banchi di scuola semivuoti, autobus che non straripano di studenti e ragazzi con cartelloni per le strade dei centri città. No, non è lo scenario di qualche decennio fa, anzi, ci troviamo nel 2019 e milioni di scolari a livello mondiale decidono di poter avere voce in capitolo sul loro futuro manifestando. Se l’interessamento dello studente per parrebbe essere una novità, perciò una cosa appartenente alle generazioni dei Gen-Z o dei Millenials ovvero delle generazioni venute dopo l’avvento di internet, in realtà non lo è.

Il primissimo sciopero studentesco è attribuito all’anno 1229, a Parigi. Ma i ragazzi d’oggi sembrerebbero ricalcare, più che altro, il modello di sciopero studentesco del 1968; anno segnato da diverse manifestazioni a livello globale.

Nel 1968, grazie alla scolarizzazione di massa, la figura dello studente iniziò a delinearsi e si arrivò a identificare i giovani con la categoria di studenti. Studenti che iniziano ad abbracciare le questioni politiche sociali e politiche che li circondano e decidono di avere anche loro voce in capitolo su questi argomenti. Dunque, si arriva alla nascita di associazioni studentesche, alla creazione di giornalini scolastici che trattano temi d’attualità e anche al fenomeno delle manifestazioni. Queste manifestazioni o proteste, rappresentavano la necessità dei giovani scolari di confrontarsi con gli organi politici, ma sopratutto, di misurarsi contro una società che sembrava antidemocratica e autoritaria ai loro occhi. Gli scioperi studenteschi del Sessantotto portarono alla condanna della guerra del Vietnam, alla lotta per i diritti delle minoranze e portarono, inoltre, alle proteste femministe, quindi, alla nascita del movimento femminista.

Il Sessantotto ha travolto la mentalità comune e le istituzioni tradizionali dell’epoca, dimostrando come anche i giovani avessero qualcosa da dire sul loro presente, armandosi di cartelloni, abbandonando le classi e invadendo le strade. Propositi, quelli di cambiare la mentalità e migliorare il loro presente, che si sono posti anche i ragazzi d’oggi con il loro scioperare.

I mezzi di divulgazione a scopi organizzativi sono cambiati: se un tempo vigeva il “Per sentito dire da”, oggi i social attirano circa il 30% su migliaia di manifestanti.

Anche la fascia di età è cambiata e se un tempo interessava solo i ragazzi delle scuole superiori e delle università, oggi, abbiamo una fascia di età tra i 14 e i 19 anni.

Le dinamiche dello sciopero, però, sembrano essere le uniche cose immutate nel tempo: slogan dalle note ironiche, i cori che rimarcano la causa per cui si combatte che riempiono le strade delle città e la necessità dei ragazzi di poter dare inizio a un cambiamento è sempre impellente.

Passato e presente sembrano relativamente lontani, eppure, in certi momenti sembrano essere fino troppo vicini. —

Isabella Hernandez

Matteo Ronchi

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