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Modena., Sciopero dietro le quinte I finanziamenti, gli slogan e le decisioni sul corteo

Viola Bellodi Lorenzo Borsari Francesco Dembech Ludovica Guidotti
Modena., Sciopero dietro le quinte I finanziamenti, gli slogan e le decisioni sul corteo

Francesco Martinelli, coordinatore regionale della Rete degli Studenti, racconta come si organizza una manifestazione di successo 

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MODENA. “Manifestazione: dimostrazione di atteggiamenti e sentimenti condivisi da una collettività, attuata sfilando in corteo o riunendosi in luogo pubblico. Uno sciopero è una manifestazione che si svolge generalmente in orario lavorativo”. Non ci siamo accontentati di questa spiegazione riesumata da un vocabolario per spiegare un argomento che può sembrare tanto sconosciuto quanto familiare; c’è chi le venera, c’è chi le contesta, ma in fondo le manifestazioni e l’atto di protestare contro qualcuno o qualcosa sono comportamenti che caratterizzano la specie umana. Il passato ce lo insegna, i grandi cambiamenti si fanno quando un tema individuale diventa un tema collettivo, un problema singolo diventa di tutti. Per approfondire questo mondo e i suoi retroscena abbiamo contattato l’attuale Coordinatore Regionale della Rete Degli Studenti Emilia-Romagna, Francesco Martinelli.

«La creazione di una manifestazione - spiega Martinelli - si basa principalmente su due piani: il primo si occupa di permessi, un passaggio formale affinché le forze di sicurezza si preparino per l’evento e le autorità si informino riguardo numero di partecipanti, tragitti scelti, caratteristiche generali; il secondo piano riguarda la logistica e il materiale necessario, come cartelloni, camioncini con stereo ed eventuali musicisti. Le manifestazioni hanno sempre varie motivazioni, o con l’obiettivo di migliorare qualcosa o come risposta a eventi precedenti. Per questo si organizzano spesso incontri con esperti per sensibilizzare i cittadini sull’argomento trattato, e per diffondere il messaggio della protesta».

Per quanto riguarda la diffusione, i social network sono essenziali, perché permettono di creare ciò che si vuole in modo semplice e veloce, basta un po’ di organizzazione per ottenere sufficiente visibilità in modo gratuito. Nonostante questo viene a mancare quel contatto fisico che permetterebbe l’instaurazione di un rapporto di fiducia reale, una tecnica di sensibilizzazione che sarebbe sicuramente presente attraverso il volantinaggio, ma che oggi, per i nuovi metodi di fare informazione, viene messa da parte.

In generale, in testa al corteo si trova il gruppo, l’associazione o il partito politico che ha promosso la manifestazione; all’interno del corpo del corteo si trovano anche spezzoni che stanno ad indicare realtà territoriali o sociali omogenee e a sé stanti, tutte delimitate da striscioni e cartelli.

Durante la Giornata contro le mafie del 21 marzo scorso, ad esempio, le piazze di tutta Italia erano colorate come non mai; fino al giorno prima, migliaia di organizzatori hanno lavorato per creare qualcosa di unico. L’investimento economico, tra materiali, noleggi e personale speciale, ma anche quello del tempo e della fatica, può essere elevato. L’attivismo dunque è volontariato, ma il guadagno nell’ambito sociale che si ricava può essere appagante: «Riconosciute l’esistenza e la collettività di un problema attraverso la manifestazione - conclude Francesco - si cerca un equilibrio in modo da migliorare la posizione dei manifestanti, un conflitto tra proposte e richieste che porta ad una contrattazione. Un esempio recente è la DEC (Dichiarazione Emergenza Climatica), presentata e approvata a Modena dopo il primo sciopero mondiale per il clima del 15 marzo 2019». —

Viola Bellodi

Lorenzo Borsari

Francesco Dembech

Ludovica Guidotti

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