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Modena. Se lo sballo diventa abitudine I giovani e il pericolo droga

Agata Borghi Isabella Cioce Leonardo Roscelli
Modena. Se lo sballo diventa abitudine I giovani e il pericolo droga

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MODENA. Ogni giorno si sente parlare di ragazzi che buttano la loro vita per seguire una dipendenza.

Prima di conoscere quale sia la reale motivazione che spinge ogni singolo ragazzo a entrare nel vortice delle sostanze stupefacenti, è necessario portare alla luce un dato allarmante che riguarda i consumatori: il numero di giovani al di sotto dei 18 anni che fanno abuso di droghe sta vertiginosamente aumentando, affiancato dall’incremento di ragazzi di età inferiore ai 15 anni.

Questo significa che persone sempre più giovani sanno come procurarsi le sostanze. Sappiamo quanto possano danneggiare il nostro organismo, perché, dunque, i giovani non sono spaventati e guidati verso una diminuzione se non assenza dei consumi? La verità è che spesso la droga viene considerata tra i giovani quasi come un passaggio naturale nella crescita, di frequente parlano di “un’esperienza da provare”. Contrariamente alla credenza comune non si tratta di una ricerca di appartenenza ad un gruppo, o almeno non come unica motivazione, ma più spesso di una ricerca di sensazioni differenti, ad utilizzare loro parole di “un momento di stacco e di distrazione dai problemi quotidiani”. Ne consegue che la droga tra gli adolescenti non sia vista come un tabù o un’esperienza relegata a emarginazione dal resto della comunità, esaltazione o problematiche familiari, scolastiche o in generale di accettazione, ma ad una mera parte di realtà quotidiana se non vissuta in prima persona, in genere sentita raccontare da amici, compagni: «Per me sentir parlare di droghe leggere è quotidiano, così come vederle. Non mi scandalizzo nè mi preoccupo, fanno parte della vita comune mia come di quasi tutti i miei amici», ci racconta un ragazzo di Modena.

L’uso più comune rimane quello della cannabis, che spopola anche tra i più giovani modenesi. Il passamano di questa sostanza si è diffuso quasi allo stesso passo delle voci che ne cantano sensazioni di evasione, ricreazione e svago. Così dice infatti un’altra ragazza: «Tra i miei amici c’è sempre qualcuno che ne ha un po’, alcuni principalmente in vista di un evento speciale, ma altri anche quotidianamente. Quasi sempre la condividono tra loro: se la portano a scuola, ma più che altro in parchetti o posti abitudinari».

Ottenerla pare quindi estremamente semplice e comune, come neanche le occasioni per consumarla paiono mancare. Tuttavia anche in questo caso bisogna demolire un luogo comune: “Io, come la maggior parte di persone che conosco, ne faccio uso con i miei amici spesso in casa di uno di noi, o più che altro in qualche parco. Quando abbiamo un po’ di tempo ci troviamo per parlare con tranquillità e in genere ne accendiamo una, ma nei locali non succede quasi mai” è la testimonianza di un altro modenese. Certo, quindi, il momento rimane preferibilmente il sabato, ma è più comune il consumo non in uscite in discoteca, ma in serate o pomeriggi tra amici, magari su una panchina di un qualsiasi parco o intorno al tavolo di una casa lasciata libera dai genitori.

Ciò che è davvero preoccupante è che le persone non prendano esempio dal passato, e che quindi finiscano in uno stile di vita che non le valorizza, ma che anzi le bolla come “tossici”. —

Agata Borghi

Isabella Cioce

Leonardo Roscelli

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